<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><?xml-stylesheet type='text/xsl' href='http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/mmm2008-07-24_12.50/rsspretty.aspx?rssquery=en-US;http%3a%2f%2fgpilumeli1947italy.spaces.live.com%2fcategory%2fChi%2berano%2ffeed.rss' version='1.0'?><rss version="2.0" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:msn="http://schemas.microsoft.com/msn/spaces/2005/rss" xmlns:live="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" xmlns:dcterms="http://purl.org/dc/terms/" xmlns:cf="http://www.microsoft.com/schemas/rss/core/2005" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"><channel><title>Per GIACOMO  LEOPARDI: Chi erano</title><description /><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/?_c11_BlogPart_BlogPart=blogview&amp;_c=BlogPart&amp;partqs=catChi%2berano</link><language>en-US</language><pubDate>Thu, 21 Aug 2008 07:36:03 GMT</pubDate><lastBuildDate>Thu, 21 Aug 2008 07:36:03 GMT</lastBuildDate><generator>Microsoft Spaces v1.1</generator><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><ttl>60</ttl><cf:parentRSS>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/blog/feed.rss</cf:parentRSS><live:type>blogcategory</live:type><live:identity><live:id>9113081775514208842</live:id><live:alias>gpilumeli1947italy</live:alias></live:identity><cf:listinfo><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="typelabel" label="Type" /><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="tag" label="Tag" /><cf:group element="category" label="Category" /><cf:sort element="pubDate" label="Date" data-type="date" default="true" /><cf:sort element="title" label="Title" data-type="string" /><cf:sort ns="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" element="comments" label="Comments" data-type="number" /></cf:listinfo><item><title>La malattia</title><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!2037.entry</link><description>&lt;div&gt;&lt;strong&gt;L'Italia di Berlusconi è la peggiore mai vista&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;
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&lt;div align=justify&gt;Laura Laurenzi intervista &lt;b&gt;Indro Montanelli&lt;/b&gt;&lt;br&gt;da La Repubblica, 26 marzo 2001&lt;br&gt;&lt;br&gt;Sembra essere diventato il nemico numero uno del Polo. Berlusconi gli dà del bugiardo e dell'ingrato, Fini lo descrive come l'ennesimo giornalista &amp;quot;strumentalizzato&amp;quot; dalla sinistra, i giornali della destra portano il suo nome nei titoli di testa in prima pagina. La sua &amp;quot;colpa&amp;quot; è il tradimento: ha dichiarato di votare per il centrosinistra, ha partecipato alla trasmissione di Santoro, dove - capo d'imputazione gravissimo - ha persino dato ragione alla ricostruzione fatta da Marco Travaglio sulle vicende del Giornale. Indro Montanelli ha risposto con le sue armi: un editoriale al veleno sul Corriere della sera in cui restituisce l'accusa di mendacio al Cavaliere, gli replica punto per punto e chiosa: &amp;quot;Chiagne e fotte, dicono a Napoli dei tipi come lui. E si prepara a farlo per cinque anni di seguito&amp;quot;. Dopo l'articolo, da ieri mattina il suo telefono non ha fatto che suonare.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&amp;quot;La cosa più impressionante - racconta Montanelli - sono state le telefonate anonime. Ne sono arrivate cinque una dopo l'altra, tre delle quali di donne. Non so chi avesse dato loro il mio numero, che è assolutamente introvabile. Dicevano tutte la stessa cosa: delle invasate che urlavano: lei che per vent'anni ha mangiato alla mensa di Berlusconi! Io, capirai? Come se io fossi stato mantenuto da Berlusconi&amp;quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Insomma, siamo alle minacce.&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&amp;quot;Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo&amp;quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Lei sembra veramente spaventato.&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&amp;quot;No, spaventato no: piuttosto sono impressionato, come non lo ero mai stato. Va bene, mi dicevo, succede anche questo: uno dei tanti bischeri che vengono a galla, poi andrà a fondo. Ma adesso sono davvero impressionato, anche se la mia preoccupazione è molto mitigata dalla mia anagrafe. Che vuole, alla mia età preoccuparsi per i rischi del futuro fa quasi ridere&amp;quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Ma lei è sicuro che la partita elettorale sia già giocata?&lt;/b&gt; &lt;b&gt;Il centrosinistra non ha nessuna possibilità di battere Berlusconi?&lt;br&gt;&lt;/b&gt;&amp;quot;Guardi: io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino&amp;quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Lei, Montanelli, oggi è diventato il problema politico principale del centrodestra. Da qualche giorno il suo nome è al centro delle dichiarazioni degli uomini del Polo.&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&amp;quot;E' strano: io non avevo mai preso parte alla campagna di demonizzazione: tutt'al più lo avevo definito un pagliaccio, un burattino. Però tutte queste storie su Berlusconi uomo della mafia mi lasciavano molto incerto. Adesso invece qualsiasi cosa è possibile: non per quello che succede a me, a me non succede nulla, non è che io rischi qualcosa, è chiaro. Quello che fa male è vedere questo berlusconismo in cui purtroppo è coinvolta l'Italia e anche tante persone perbene.&amp;quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Tutta questa polemica è nata dal programma di Luttazzi. Lei vede programmi di satira politica in televisione? Come li giudica?&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&amp;quot;Ne vedo, come no. Beh: l'unico modo per combattere questa cosa è la satira. Che sia sempre fatta bene però non direi, molto spesso è volgare anche quella. Ma forse è peggiore la facilità, la spontaneità con cui Berlusconi mente, e con cui le sue menzogne, a furia di ripeterle, evidentemente vengono bevute dagli altri. Lui racconta a modo suo la fine della mia direzione al Giornale, il giorno dopo la mia uscita, quando non ho potuto certamente influire più sulla stesura della cronaca. Paolo Granzotto scrisse un resoconto di come erano andate le cose. Ecco: andatevi a rileggere quella cronaca, coincide esattamente con le cose come le ho raccontate io. Berlusconi sostiene che io ero al Giornale sognando di farne un altro: non sta né in cielo né in terra. Questa menzogna è semplicemente una scemenza: quanta volgarità, quanta bassezza&amp;quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/div&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=9113081775514208842&amp;page=RSS%3a+La+malattia&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=gpilumeli1947italy.spaces.live.com&amp;amp;GT1=gpilumeli1947italy"&gt;</description><comments>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!2037.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!2037.entry</guid><pubDate>Thu, 05 Jan 2006 08:41:26 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/blog/cns!7E782B97769C4A4A!2037/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!2037.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2006-01-05T08:41:26Z</dcterms:modified></item><item><title>Un prete...leopardiano!</title><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!2009.entry</link><description>&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Angelicamente anarchico&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;
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&lt;p align=justify&gt;&lt;i&gt;Nessuno si libera da solo. Nessuno libera un altro. Ci si libera tutti insieme&lt;b&gt;.&lt;br&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;Don Andrea Gallo&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;
&lt;p align=justify&gt;&lt;img height=147 src="http://www.canisciolti.info/img/foto/andreaga.gif" width=160 align=left&gt;Il prete rosso, il prete di strada, il prete new global. Don Andrea Gallo è il fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, un'isola di solidarietà che accoglie persone in difficoltà, di qualunque genere: tossicodipendenti, ex prostitute, ex ladri, uomini e donne in transito da un sesso all'altro. La sua celebrità ha raggiunto una dimensione nazionale quando ha tenuto un accorato discorso sul palco dello storico concerto di Manu Chao e ha denunciato i fatti della scuola Diaz e di Bolzaneto in occasione del G8 genovese. 
&lt;p align=justify&gt;Da allora è diventato una vera icona del mondo pacifista che lo vuole sempre in prima linea durante le sue marce. Don Gallo, però, è soprattutto un uomo di Chiesa, profondamente convinto di indossare l'abito talare, e altrettanto convinto di poterlo fare in piena libertà di pensiero e di azione. Un prete angelicamente anarchico. Esprime il suo punto di vista rivoluzionario su temi complessi come la lotta alla droga, il new globalismo, la politica, ma lo fa (ecco la sua straordinarietà) proclamando di sentirsi pienamente dentro il solco della Chiesa cattolica e romana.
&lt;p align=justify&gt;Chierico rosso, prete comunista, protettore dei tossici. E ancora: amico delle prostitute, dei devianti, dei balordi, dei border line, cioè di quelli che viaggiano ai limiti della società. Un “prete da marciapiede”, insomma, come Bruno Viani, giornalista del Secolo XIX ha voluto intitolare un recente libro-intervista a lui dedicato. 
&lt;p align=justify&gt;Trent’anni fa il parroco don Federico Rebora generosamente aprì le porte di San Benedetto a don Gallo e ai suoi amici, che trasferirono qui sacchi a pelo e speranze postconciliari. Quella che era nata come comunità ecclesiale di base, nel 1975 si costituì in comunità d’accoglienza. Accoglienza di tutti: giovani e vecchi, uomini e donne, italiani e stranieri. Persone, insomma. Da allora qui trovano asilo altri naviganti, naufraghi spesso, salvati da paurose derive, superstiti di tempeste umane e sociali indicibili. Persone con problemi di droga, di alcolismo, di malattia fisica e psichiatrica, di disastro familiare, di abbandono nel mare grande della solitudine e della disperazione. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Andrea e Faber&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Fabrizio è modestamente un anarchico, perché l’Anarchia, prima ancora che una appartenenza, è un modo di essere. Chi sceglie un’ideologia, può anche sbagliare…Chi sceglie i poveracci, i senza voce, i fragili, come uomo, non sbaglia mai. Basta scorrere il libro: donne, prostitute, suicidi, ultimi, zingari...
&lt;p align=justify&gt;Credo che io e Fabrizio in un certo senso avessimo dei parenti in comune o per lo meno frequentassimo le stesse persone, le stesse storie dignitose e disperate.
&lt;p align=justify&gt;Fabrizio rimescola le categorie del bene e del male, fino a farne emergere gli imprevisti: le puttane insegnano e i professori vanno a lezione. I pubblicani e le prostitute vi precederanno nel Regno... I suoi personaggi appaiono ricchi di una fragilità che ce li rende cari (come nel Vangelo di Gesù), personaggi capaci di coinvolgerci e di indurci a cercarli fra i vicoli della Città Vecchia e nelle periferie....Quanti Miché, Marinella, Bocca di Rosa.... 
&lt;p align=justify&gt;In “Anime Salve”, del 1996 Fabrizio canta &lt;i&gt;“...Chi viaggia in direzione ostinata e contraria ...col suo marchio speciale, di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi, per consegnare alla morte una goccia di splendore, di Umanità, di Verità...&lt;/i&gt;”. Evangelicamente, potremmo dire, Fabrizio non aveva la presunzione di “indicare la strada”, di trasmettere una sua cultura. 
&lt;p align=justify&gt;&lt;img height=205 src="http://www.canisciolti.info/img/foto/andreag.gif" width=125 align=left&gt;Casomai, l’unica presunzione che aveva era quella di riconoscere a se stesso e agli altri la “libertà di scelta”. Gesù disse ai Discepoli: “Volete andarvene via anche voi?” Anarchico non è un catechismo o un decalogo, tanto meno un dogma! E’ uno stato d’animo, una categoria dello spirito. E’ vero, Faber aveva lo spirito anarchico, lo spirito libertario. A volte, mi piace dirlo, rasentava anche il francescanesimo...
&lt;p align=justify&gt;Per Faber, amico fragile, l’inquietudine dello spirito coincideva con l’aspirazione profonda alla libertà. “Signora Libertà, signorina Anarchia”, questo libro fa vivere, a chi lo legge, quel sentimento, culturalmente unico in grado di accomunare in una medesima storia, vincitori e vinti, per una liberazione comune. Questo avviene, a volte, anche per un solo momento, riandando ad un solo spazio di una sua canzone...
&lt;p align=justify&gt;Fabrizio contesta i Comandamenti uno ad uno con il “Testamento di Tito”, ma propone, per ognuno di essi, un suo personale, terreno e schiettamente imperfetto modo di appropriarsene, cioè prendere dentro allo sguardo dell’Uomo quanta più vita possibile, bonificando l’umana pietà del rancore. “Ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto…
&lt;p align=justify&gt;Chi può contestare che “…dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori”??? 
&lt;p align=justify&gt;In questa attuale realtà complessa e triste, ubriachi di tecnologia e consumismo, sarà la poesia a salvarci, nel senso che ha detto Dostojesky. Inoltre, dal Canto, come leggiamo in Vico e Ungaretti, ricomincerà forse la Storia. 
&lt;p align=justify&gt;Ha ragione, allora, Dori Ghezzi: “Fabrizio, ora, è di tutti”. &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=9113081775514208842&amp;page=RSS%3a+Un+prete...leopardiano!&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=gpilumeli1947italy.spaces.live.com&amp;amp;GT1=gpilumeli1947italy"&gt;</description><comments>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!2009.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!2009.entry</guid><pubDate>Wed, 04 Jan 2006 11:38:40 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/blog/cns!7E782B97769C4A4A!2009/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!2009.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2006-01-04T11:38:40Z</dcterms:modified></item><item><title>Enrico</title><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1984.entry</link><description>&lt;div&gt;
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&lt;p align=justify&gt;&lt;b&gt;Dolce Enrico&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&amp;quot;...Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo. Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico tu cammini insieme a me...&amp;quot;&lt;br&gt;&lt;font color="#666666"&gt;&lt;i&gt;Antonello Venditti, 1991, &amp;quot;Dolce Enrico&amp;quot; &lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;“Un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che alettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede di cui ci resta un programma sociale, politico, economico, etico e morale non scritto basilare per il futuro democratico e di progresso del nostro Paese.&amp;quot; &lt;font color="#666666"&gt;&lt;i&gt;&lt;br&gt;Indro Montanelli&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;img height=200 src="http://www.canisciolti.info/img/foto/enricob.jpg" width=125 align=left&gt;1922: Enrico Berlinguer nasce a Sassari il 25 maggio, primo di due fratelli ( Giovanni, il secondogenito, è del 1924) da Mario Berlinguer, avvocato, e Maria Loriga; &lt;br&gt;1984: il 7 giugno durante un comizio a Padova per le elezioni europee, viene colto da ictus cerebrale. Muore l’11 giugno. Imponenti i suoi funerali. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&amp;quot;...I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei programmi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune&amp;quot;. &amp;quot;Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione: e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi dello Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo…&amp;quot; 
&lt;p align=justify&gt;&amp;quot;...La questione morale esiste da tempo, Ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perchè dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.&amp;quot;
&lt;p align=justify&gt;&amp;quot;...Quali furono infatti gli obiettivi per cui è sorto il movimento per il socialismo? L'obiettivo del superamento di ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell'uomo sull'uomo, di una classe sulle altre. Di una razza sul'altra. Del sesso maschile su quello femminile, di una nazione sulle altre nazioni. E poi: la pace fra i popoli, il progessivo avvicinamento tra governanti e governati, la fine di ogni discriminazione nell'accesso al sapere e alla cultura...&amp;quot;
&lt;p align=justify&gt;&amp;quot;...Ebbene, se guardiamo alla realtà del mondo d'oggi chi potrebbe dire che questi obiettivi non sono più validi? Tante incrostazioni ideologiche (anche proprie del marxismo) noi le abbiamo superate. Ma i motivi, le ragioni profonde della nostra esistenza quelle no, quelle ci sono sempre e ci inducono a una sempre più incisiva azione in Italia e nel mondo...&amp;quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&amp;quot;...Il riscatto e la liberazione dei giovani - degli uomini - presuppone un impegno individuale, della singola persona, il rispetto delle sue propensioni e vocazioni, delle sue specifiche preferenze e aspirazioni personali nei vari campi: ma si realizza pienamente e duraturamente solo attraverso un sforzo collettivo, un'opera corale, una lotta comune. Insomma ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno...&amp;quot;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;tr&gt;
&lt;td align=middle&gt;   &lt;br&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=9113081775514208842&amp;page=RSS%3a+Enrico&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=gpilumeli1947italy.spaces.live.com&amp;amp;GT1=gpilumeli1947italy"&gt;</description><comments>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1984.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1984.entry</guid><pubDate>Tue, 03 Jan 2006 12:26:59 GMT</pubDate><slash:comments>3</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/blog/cns!7E782B97769C4A4A!1984/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1984.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2006-01-03T12:26:59Z</dcterms:modified></item><item><title>L'onorevole leghista</title><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1983.entry</link><description>&lt;div&gt;  

&lt;table cellspacing=0 cellpadding=0 width="55%" border=0&gt;
&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;
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&lt;table cellspacing=0 cellpadding=15 width="90%" background=back2.gif border=1&gt;
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&lt;font face=Verdana&gt;&lt;font size="+2"&gt;&lt;b&gt;Un crociato con il disinfettante:&lt;br&gt;Ovvero, come Mario Borghezio è diventato un buono&lt;/b&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;  
&lt;div align=justify&gt;&lt;br&gt;
&lt;hr width=450 size=0&gt;
&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;&lt;font face=Verdana color="#0000ff"&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/cesnur/txt/migit.htm"&gt;&lt;u&gt;Miguel Martínez&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt; &lt;/b&gt;   
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;font size=-1&gt;19 novembre 2001    
&lt;hr width=450 size=0&gt;
&lt;br&gt;&lt;br&gt;
&lt;div align=justify&gt;&lt;br&gt;&lt;font face=Verdana&gt;Mario Borghezio è certamente uno dei più apprezzati crociati d'Italia, perennemente ospite di show televisivi. Il suo curriculum sembra impeccabile: infatti, lui può dimostrare di essere stato un Occidentale a tutti gli effetti molto prima dell'11 settembre. Lo scorso 15 febbraio, &lt;i&gt;La Repubblica&lt;/i&gt; ha citato un suo violento attacco contro il comico Luttazzi, reo di aver definito Sharon un criminale di guerra:&lt;/font&gt; &lt;br&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;i&gt;&amp;quot;Il 'solito' [Luttazzi] ha reiterato ieri, con sguardo pieno di compiaciuta e festosa ironia, le feroci battute anti-israeliane, di cui aveva già dato prova in precedenza, con accenti quasi antisemiti. In questa occasione però si evidenzia anche la gravissima inopportunità rappresentata dal fatto che, nelle stesse ore, le tv ci hanno portato in casa le immagini sconvolgenti della più grave strage compiuta nei Territori a danno di civili e militari israeliani&amp;quot;.&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;/blockquote&gt;
 &lt;br&gt;
&lt;font face=Verdana&gt;&lt;font size=-1&gt;Mario Borghezio&lt;br&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;E in effetti, Mario Borghezio fa del suo meglio per essere un piccolo Sharon. Come Sharon, Borghezio non è né stupido, né ignorante come fa finta di essere: è una persona di una discreta cultura in vari campi.&lt;/font&gt;  
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;Nel '93 ha preso una multa di 750.000 lire per aver picchiato un bambino marocchino. Non sarà proprio la strage di Sabra e Shatilla, ma la buona volontà indubbiamente c'era. Tempo fa Borghezio si è guadagnato un bel po' di pubblicità disinfettando i sedili sul treno Milano-Torino dove si erano sedute alcune prostitute nigeriane (i cui clienti, fino a prova contraria, erano certamente dello stesso colore e intelligenza dell'onorevole). Disinfettanti, spray e gas hanno un particolare fascino per l'eurodeputato ed ex-sottosegretario della Repubblica italiana. Nell'interessante pubblicazione &lt;a href="http://www.carta.org/"&gt;&lt;i&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Il paese dei campi,&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; apprendiamo come durante un comizio di Borghezio a Voghera, i sostenitori della Lega Nord abbiano dimostrato tutta la loro abilità letteraria, recitando ad alta voce da un volantino quella che loro chiamavano «la preghiera dello zingaro». Il testo dice:&lt;/font&gt; &lt;br&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;i&gt;&amp;quot;Un bel milione dacci al mese, tanto il Comune non ha altre spese, dacci una casa con priorità, perché siam nomadi ma restiamo qua, non vorremmo però essere &amp;quot;gasati&amp;quot; dai Vogheresi oggi un po' incazzati.&amp;quot; &lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;/blockquote&gt;  &lt;font face=Verdana&gt;&lt;br&gt;&lt;/font&gt;
&lt;font face=Verdana&gt;Fronti dell'Occidente: &lt;/font&gt;&lt;br&gt;
 &lt;br&gt;
&lt;font face=Verdana&gt;&lt;font size=-1&gt;A Sharon, i palestinesi&lt;br&gt;A Borghezio, i rom&lt;br&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;Quindi chi meglio di lui può rappresentare &lt;a href="http://www.leganord.org/politica/comunicati/2001/settembre/borghezio_2.htm" rel=nofollow&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;il punto di vista ufficiale&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; della Lega alla commissione Esteri del Parlamento europeo in occasione del dibattito sugli attentati negli Usa? Citando le immagini della CNN viste mille volte, Borghezio ha commentato:&lt;br&gt;&lt;/font&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;i&gt;&amp;quot;Le manifestazioni di giubilo in Medio Oriente hanno trovato eco immediata in consimili esternazioni, come già in passato in occasione di altri atti criminali dei fanatici islamici, nei centri religiosi e nelle moschee siti nei Paesi europei. [...] Ora non è più questione di fare come Ponzio Pilato di fronte al fanatismo islamico presente ed attivo anche nei nostri Paesi. Pensiamoci ed interveniamo, prima che sia troppo tardi.&amp;quot;  &lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;Poco dopo, come riferisce &lt;i&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/bossit.htm"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;La Padania&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; dell'8 novembre 2001, Borghezio ha trovato un nemico degno di lui: il musulmano convertito Adel Smith, di Ofena in provincia dell'Aquila, che - come &lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-10-24_14.28/smith.htm"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;raccontiamo altrove&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; - aveva costituito assieme a un unico seguace e con il potente aiuto di Bruno Vespa l'&lt;i&gt;Unione Musulmani d'Italia&lt;/i&gt;, statutariamente un partito politico:&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;/font&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;i&gt;Mario Borghezio, deputato europeo della Lega, prende spunto dall’apparizione in televisione dell’esponente islamico Adel Smith per sollecitare lo scioglimento “subito del nuovo partito islamico in Italia». Smith, che Borghezio ricorda essere stato ospite di Porta a Porta dopo aver promosso una controversa manifestazione il 14 ottobre a Milano, è «leader indiscusso di un neonato movimento di musulmani italiani» che «si ispira alle vedute del più intollerante fanatismo religioso islamico. Ritengo che, in base ad un ben fondato principio di precauzione, il governo, prima che la propaganda di questo nuovo partito islamico diffonda in Italia messaggi che attizzino il fanatismo presso le comunità islamiche, debba immediatamente intervenire per precludere ogni attività ed esternazione propagandistica».&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;Prima di soccombere alle risate, il lettore dovrebbe sapere che Mario Borghezio proviene da ambienti che si potrebbero definire sommariamente di &amp;quot;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-10-24_14.28/prevedxsx.htm"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;destra radicale&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&amp;quot;, che hanno avuto spesso vita dura. Ma Borghezio non sembra che abbia imparato la virtù della tolleranza dalle proprie esperienze. 
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;Infatti il passato di Borghezio non è proprio così limpidamente occidentale come ci vorrebbe far credere. Nulla di male, ovviamente - se lui non avesse fatto della più intransigente intolleranza occidentalista la propria missione. 
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;Ecco un interessante brano tratto da un articolo comparso sul numero di ottobre 2001 di &lt;i&gt;Orion.&lt;/i&gt; &lt;i&gt;Orion&lt;/i&gt; è una rivista che circola da molti anni in ambienti critici provenienti dalla diaspora del neofascismo italiano. Ci si trova di tutto - da articoli molto intelligenti a smaccate commemorazioni nostalgiche, passando per scritti di cattolici, di pagani e persino di un Testimone di Geova, anche se negli ultimi anni gli interventi intelligenti sembrano essere calati notevolmente. A smistare questo improbabile traffico, un piccolo editore milanese, Maurizio Murelli. All'età di diciotto anni, Murelli, uscito da poco da una difficile adolescenza di abbandono in un collegio e che frequentava pessime compagnie, partecipò a uno scontro con la polizia in cui Vittorio Loi, figlio del famoso pugile Duilio, uccise un agente di pubblica sicurezza. Murelli fu condannato a molti anni di carcere per &amp;quot;concorso morale in omicidio colposo&amp;quot;: nello sbrigativo linguaggio dei media è così diventato un &amp;quot;terrorista&amp;quot; e un &amp;quot;assassino&amp;quot;, etichette ripetute di generazione in generazione da articolisti frettolosi. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;
 &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;i&gt;Borghezio esprime una sua opinione&lt;/i&gt;&lt;br&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;Pur trovandomi lontanissimo dalle idee di Murelli, mi sembra giusto dire che il giornalismo cialtrone e complottista gli ha addossato troppe colpe. Umanamente legato agli ambienti neofascisti da cui non sembra potersi distaccare, è una persona che ha però indubbie qualità personali. Indipendente da ogni vincolo di interesse o di gruppo, è anche esente dal germe del razzismo così diffuso in quei mondi. Sa rispettare chi non è d'accordo con lui e sa anche riconoscere quando è giusto cambiare idea, e non certamente per seguire qualche moda. 
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;Ecco quanto scrive Murelli a proposito di Borghezio (&amp;quot;Occidente: fronte infame&amp;quot;, &lt;i&gt;Orion,&lt;/i&gt; ottobre 2001, p. 3):&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;/font&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;i&gt;Un personaggio stomachevole che riempie sempre più spesso il video è l'onorevole padano Mario Borghezio, che oggi fa della guerra al terrorismo e all'Islam la sua bandiera di lotta. Un altro che ha fatto presto a cambiare cavallo.&lt;/i&gt;  
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;i&gt;Il lettore deve sapere che tra il 1985 e il 1990 l'onorevole Borghezio era ospite a casa mia praticamente tutte le settimane. Fu l'ideatore di &amp;quot;Orion-finanza&amp;quot; (supplemento a &amp;quot;Orion&amp;quot;). Allora io passavo per terrorista e più di me passava per terrorista &lt;a href="http://spaces.msn.com/palermoit.htm"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Claudio Mutti&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; che amorevolmente Borghezio soprannominava &amp;quot;Muttim&amp;quot; e della cui amicizia, fin dai tempi di &amp;quot;Giovane Europa&amp;quot;, menava vanto.&lt;/i&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;i&gt;Dunque, oltre a frequentare amabilmente me, Salvatore Francia (più volte accusato di essere il terrorista numero uno di &amp;quot;Ordine Nuovo&amp;quot;), Adriana Pontecorvo (sempre di &amp;quot;Ordine Nuovo&amp;quot; e nei cui uffici bivaccava) e Oggero di Carmagnola (che stampava una rivista intitolata, ma guarda un po', &amp;quot;Jihad&amp;quot;); oltre ad accompagnarsi a sedicenti &amp;quot;colonnelli&amp;quot; del fantomatico Stato del Sahara Occidentale Spagnolo; oltre ad essere stato accusato lui stesso di atti terroristici (e, mi pare di ricordare, processato) per una lettera anonima della &amp;quot;Falange armata&amp;quot; inviata all'allora giudice di Torino Violante; ebbene, a parte queste &amp;quot;pericolose&amp;quot; ed &amp;quot;equivoche&amp;quot; frequentazioni ciò che lo contraddistingueva era la sua ideologia ferocemente antiamericana e soprattutto antigiudaica.&lt;/i&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;i&gt;Oggi, e cito lui perché è il più insopportabile nei suoi atteggiamenti provocatori e mistificatori da &amp;quot;bassa lega&amp;quot;, è diventato - come molti altri - campione dell'intransigenza anti-islamica.&lt;/i&gt; &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;L'aspetto più infame di questo nuovo ammiratore di Bush e Sharon è a mio avviso la maniera in cui si è costruito una carriera conducendo la più facile delle Crociate, quella contro i Rom. Sempre dal prezioso studio &lt;i&gt;Il paese dei campi,&lt;/i&gt; apprendiamo che:&lt;/font&gt; &lt;br&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;i&gt;Il 92% dei 1.521 bambini interrogati dall'IRES del Piemonte hanno dichiarato, senza aver ricevuto nessuna indicazione, che hanno paura degli &lt;a href="http://spaces.msn.com/reska/index.html"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;zingari&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; «perché rapiscono i bambini».&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;Non è certo difficile trovare voti in una società che crede, quasi in blocco, a simili panzane. Ma è tragico pensare che politici che sfruttano gli aspetti più oscuri della psiche collettiva siano poi in prima fila nel pretendere di dare lezioni di civiltà al resto del mondo. Usando le armi più atroci mai inventate per imporsi su chi non vuole ascoltare. 
&lt;p&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;
&lt;table bordercolor="#808000" cellpadding=8 border=3&gt;
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&lt;td&gt;
Gli articoli apparsi originariamente su questo sito possono essere riprodotti liberamente,&lt;br&gt;sia in formato elettronico che su carta, a condizione che&lt;br&gt;non si cambi nulla, che si specifichi la fonte &lt;b&gt;- il sito web Kelebek http://www.kelebekler.com&lt;/b&gt; -&lt;br&gt;e che si pubblichi anche questa precisazione &lt;br&gt;Per gli articoli ripresi da altre fonti, si consultino i rispettivi siti o autori&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;
 &lt;br&gt;&lt;br&gt;
&lt;font face=""&gt;&lt;font color="#0000ff" size="+1"&gt;&lt;a href="mailto:kelebek@imolanet.com"&gt;&lt;u&gt;e-mail&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;
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 &lt;a href="http://s2.shinystat.com/cgi-bin/shinystatv.cgi?USER=kelebekocc1&amp;amp;NH=1"&gt;&lt;img src="http://s2.shinystat.it/cgi-bin/shinystat.cgi?USER=kelebekocc1&amp;amp;REFER=http://www.google.it/search?hl%3Dit%26q%3DBorghezio%26meta%3D&amp;amp;COLOR=32&amp;amp;SIZE=1024" border=0&gt;&lt;/a&gt; 
&lt;a href="http://www.shinystat.com"&gt;
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&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=9113081775514208842&amp;page=RSS%3a+L'onorevole+leghista&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=gpilumeli1947italy.spaces.live.com&amp;amp;GT1=gpilumeli1947italy"&gt;</description><comments>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1983.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1983.entry</guid><pubDate>Tue, 03 Jan 2006 12:10:02 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/blog/cns!7E782B97769C4A4A!1983/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1983.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2006-01-03T12:10:02Z</dcterms:modified></item><item><title>Gianfranco Fini</title><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1875.entry</link><description>&lt;div&gt;
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&lt;td width="100%"&gt;&lt;b&gt;&lt;font color="#ff0000" size=4&gt;Dal vecchio regime fascista al neofascismo. Da Mussolini a Berlusconi. Da Ciano a Fini. &lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-10-24_14.28/biografiafini.htm"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;(la biografia)&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;font color="#ff0000" size=6&gt;Un fascista doc nuovo ministro degli Esteri&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;font color="#ff0000" size=4&gt;Prodi e Rutelli si congratulano col caporione fascista&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;font color="#000000" size=4&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;Il caporione fascista Gianfranco Fini, pupillo del fucilatore di partigiani Almirante ed erede politico diretto di Mussolini, è il nuovo ministro degli Esteri del governo neofascista Berlusconi. Lo ha nominato il 18 novembre il neoduce, con un decreto prontamente controfirmato da Vittorio Emanuele Ciampi, al quale evidentemente non fa né caldo né freddo che a capo dell'importante dicastero di un governo della Repubblica nominalmente nata dalla Resistenza vada un fascista doc, per la prima volta dalla caduta del regime mussoliniano.&lt;br&gt;Fini va a sostituire Frattini, traslocato alla Commissione europea al posto di Buttiglione, in seguito alla nota vicenda che aveva reso impresentabile e impraticabile la candidatura del filosofo clericale. Ma l'ambìta poltrona per Fini è stata anche la contropartita che il neoduce ha messo nel piatto per ottenere il consenso del leader di AN alla sua politica fiscale liberista sulla quale si sta giocando la sopravvivenza del suo governo; consenso che difatti è arrivato istantaneamente non appena il caporione fascista ha indossato la feluca di capo della diplomazia italiana. Fini conserva per ora anche la carica di vicepresidente del Consiglio, dal momento che Follini non ha accettato di subentrargli, come sarebbe stato nei piani del neoduce per neutralizzare anche le resistenze del segretario dell'UDC alla sua politica fiscale.&lt;br&gt;E così si è aggiunto un altro tassello alla piena restaurazione del fascismo sotto nuove forme e nuovi vessilli: dal vecchio regime fascista in camicia nera e orbace siamo passati al regime neofascista, presidenzialista e federalista in doppiopetto; dal governo di Mussolini, garantito e coperto dal re Vittorio Emanuele III, siamo passati al governo del neoduce Berlusconi, garantito e coperto da Ciampi; e ora abbiamo anche il fascista Fini, a occupare il posto che fu del genero del duce, Galeazzo Ciano!&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Gli auguri della Gad &lt;br&gt;&lt;/b&gt;Le somiglianze storiche tra l'attuale regime berlusconiano e il ventennio di Mussolini sono sempre più impressionanti, e solo dei rimbambiti e dei pusillanimi come i leader riformisti e rinnegati della Gad possono fingere di non vederle, come i loro predecessori fecero nel 1922 sottovalutando Mussolini e lasciando campo libero al fascismo. Basti pensare che neanche tre anni fa, quando sembrò che Fini dovesse prendere il posto del &amp;quot;dimissionario&amp;quot; Ruggiero alla Farnesina, il quotidiano conservatore londinese &amp;quot;Times&amp;quot; titolava allarmato &amp;quot;Il fantasma di Mussolini nella leadership italiana&amp;quot;. Mentre oggi il leader della &amp;quot;sinistra borghese&amp;quot; riunita nella Gad, Prodi, si è affrettato a fare gli auguri al neo ministro, non avendo &amp;quot;alcun dubbio che saprà tutelare al massimo livello gli interessi e le esigenze dell'Italia&amp;quot;.&lt;br&gt;A lui si è unito enfaticamente il leader della Margherita Rutelli, tanto da indurre il quotidiano fascista il &amp;quot;Secolo d'Italia&amp;quot; del 19 novembre a salutare con entusiasmo e a definire &amp;quot;ineccepibili&amp;quot; le congratulazioni da loro inviategli.&lt;br&gt;Costoro non sono nemmeno sfiorati dal dubbio che un fascista doc alla guida della politica estera dell'Italia non potrà che esprimere una politica estera ancor più fascista, nazionalista, sciovinista (vedi il suo recente intervento a Trieste, per esempio), militarista ed espansionista di quanto non lo sia stata finora. Nonostante i suoi ripetuti tentativi di far dimenticare il suo passato fascista e di presentarsi come il leader di una destra &amp;quot;moderna&amp;quot; che rispetta le regole della democrazia borghese, il suo modello è sempre Mussolini, del quale ancora fino al 1994 diceva apertamente che era stato &amp;quot;il più grande statista del secolo&amp;quot;, ed è alla politica estera colonialista e imperialista del duce che continuerà ad ispirarsi, come appunto il suo predecessore Ciano. Non a caso la vedova del boia Almirante si è congratulata per lui con queste parole: &amp;quot;Sono contenta per Gianfranco. Il suo padre putativo continua ad aiutarlo e lo aiuterà sempre dall'alto&amp;quot;. Non avrebbe parlato così se non fosse più che certa che il filo nero che lega Fini ad Almirante e Mussolini è sempre ben saldo, al di là delle giravolte tattiche che il leader di AN è stato costretto a recitare per mascherarsi da democratico, e perfino da &amp;quot;antifascista&amp;quot;.&lt;br&gt;Come già accennato la nomina di Fini agli Esteri è stata usata dal neoduce come merce di scambio nella partita ancora aperta della &amp;quot;verifica&amp;quot; nella maggioranza incentrata sulla politica fiscale, la Finanziaria e il &amp;quot;rimpasto&amp;quot; di governo. In un primo momento il neoduce aveva ceduto alle pressioni di AN e UDC, dello stesso ministro dell'Economia Siniscalco, della Confindustria di Montezemolo e del governatore di Bankitalia Fazio, accettando di fare solo i tagli all'Irap nel 2005 e rimandare i tagli alle tasse per i redditi medio-alti e altissimi al 2006 per mancanza di &amp;quot;copertura&amp;quot; e per non violare il patto di stabilità europeo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Il ricatto del neoduce agli alleati &lt;br&gt;&lt;/b&gt;Ma non appena certi giornali della destra neofascista che lo supportano, come &amp;quot;Libero&amp;quot; e &amp;quot;Il Tempo&amp;quot; hanno cominciato a proclamare il suo &amp;quot;cedimento&amp;quot; rispetto alle sue promesse elettorali, e gli sono arrivati i sondaggi secondo cui la mancata &amp;quot;riforma&amp;quot; fiscale gli avrebbe fatto perdere un 8% dei voti, Berlusconi è tornato nuovamente alla carica con i suoi alleati riproponendo i tagli alle tasse subito, e annunciando che un maxiemendamento in tal senso era già pronto per la Finanziaria ripresentata al Senato.&lt;br&gt;Contemporaneamente, dopo aver rinsaldato l'alleanza di ferro con Bossi, che gli dava carta bianca ribadendo di fidarsi &amp;quot;ciecamente di lui&amp;quot;, il neoduce giocava la carta della Farnesina a Fini, sfilando il leader di AN dall'alleanza temporanea con Follini, e minacciando pubblicamente gli alleati che o accettavano la sua politica fiscale o si sarebbe andati alle elezioni anticipate, e Forza Italia avrebbe corso per conto suo. In sostanza ha ripetuto la stessa mossa dell'estate scorsa, quando superò la precedente &amp;quot;verifica&amp;quot; col ricatto delle elezioni anticipate e dando Tremonti in pasto a Fini per farlo star buono e isolare Follini. Operazione riuscita anche stavolta, visto che mentre lasciava le consegne della guida del partito al triumvirato La Russa-Alemanno-Matteoli, Fini dichiarava tranquillo che &amp;quot;la maggioranza ha trovato un pieno accordo sulla necessità di dar corso nel biennio 2005-2006 al taglio dell'Irpef e dell'Irap, non c'è partito che non vuole ridurre le tasse, stiamo discutendo su dove reperire le risorse&amp;quot;, e che &amp;quot;non ci saranno le elezioni anticipate&amp;quot;.&lt;br&gt;Cosicché, se il gioco del neoduce riesce fino in fondo, non solo il governo Berlusconi ne uscirà rafforzato nella sua anima nera neofascista, sia per il rinsaldarsi dell'asse Berlusconi-Bossi, sia per aver messo il ministero degli Esteri in mano a un fascista doc come Fini. E questo alla faccia dei rimbambiti della Gad che continuano a dare Berlusconi ormai per spacciato e in preda alla &amp;quot;disperazione&amp;quot;. Ma dovremo aspettarci anche un'aggiunta di 5-6 miliardi di euro di nuovi &amp;quot;sacrifici&amp;quot; alla stangata da 24 miliardi della Finanziaria, per coprire la riduzione delle tasse ai ricchi che il neoduce vuole a tutti i costi per farsi rieleggere.&lt;br&gt;&lt;br&gt;24 novembre 2004
&lt;tr&gt;
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&lt;strong&gt;[Barra di navigazione]&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;p&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=9113081775514208842&amp;page=RSS%3a+Gianfranco+Fini&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=gpilumeli1947italy.spaces.live.com&amp;amp;GT1=gpilumeli1947italy"&gt;</description><comments>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1875.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1875.entry</guid><pubDate>Sun, 25 Dec 2005 10:55:48 GMT</pubDate><slash:comments>1</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/blog/cns!7E782B97769C4A4A!1875/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1875.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2005-12-25T10:55:48Z</dcterms:modified></item><item><title>Riccardo Lombardi</title><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1818.entry</link><description>&lt;div&gt;
&lt;p style=""&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/rlombardi1.htm"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;u&gt;Riccardo Lombardi, un socialista di Milano, con relazione di C.Signorile, interventi e documenti&lt;/u&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;
&lt;p style=""&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/#lettera"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;u&gt;Gaetano Arfè : lettera a Montanelli&lt;/u&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;
&lt;table width="100%" border=1&gt;
&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;
&lt;td&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/#parlamento"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;u&gt;Discorsi parlamentari&lt;/u&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;
&lt;td&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/#montanelli"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;u&gt;Scirocco  a Montanelli&lt;/u&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;
&lt;td&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/#vita"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;u&gt;Riccardo Lombardi, una vita per il socialismo&lt;/u&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;
&lt;td&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/#intervento"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;u&gt;Un libro ed un intervento militante&lt;/u&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;
&lt;td&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/lombardi.htm"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;R.Lombardi: politica economica e sinistra italiana&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;table width="100%" border=1&gt;
&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;
&lt;td width="100%"&gt;&lt;b&gt;&lt;a&gt;&lt;/a&gt;Ciao Riccardo&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Cent’anni fa nasceva Riccardo Lombardi.&lt;br&gt;Riccardo ci ha aiutato, col suo insegnamento, ad essere uomini liberi e ci ha fatto capire, molto prima che altri cominciassero ad accorgersene, cos’era il comunismo.&lt;br&gt;Usando le sue stesse parole, ci proclamavamo acomunisti e in quel termine c’era tutto il nostro orgoglio per essere parte di una sinistra libertaria e riformista, lontana anni luce, per la sua stessa natura, dal dogmatismo totalitario di matrice comunista.&lt;br&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Ciao Riccardo e grazie&lt;br&gt;Giorgio Cardetti&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;19 ottobre 2002&lt;br&gt;Coordinamento per la Costituente Socialista&lt;br&gt;http://www.costituentesocialista.it&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;table width="100%" border=1&gt;
&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;
&lt;td width="100%"&gt;&lt;a&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;Lettera di Gaetano Arfè a Indro Montanelli sulla &amp;quot;Stanza&amp;quot; da lui dedicata a Riccardo Lombardi sul &amp;quot;Corriere della Sera&amp;quot; del 15 giugno 2000 &lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;i&gt;Caro Montanelli,&lt;br&gt;&lt;br&gt;&amp;quot;Tempi di malafede&amp;quot; è il titolo di un libro, a Lei ben noto dedicato da Sandro Gerbi alla storia dei rapporti tra Guido Piovene e Eugenio Colorni. Ai lettori che non ne avessero conoscenza ricordo che fu scrittore, il primo, di notevole talento e giornalista di regime, memorabile per una entusiastica recensione di un osceno libello antisemita intitolato &amp;quot;Contra Judaeos&amp;quot;, comunista anomalo nella Roma occupata dai tedeschi, intellettuale irrequieto negli anni della repubblica, Suo seguace, infine, nella secessione dal &amp;quot;Corriere della Sera&amp;quot; di Piero Ottone; Colorni fu filosofo di alto valore, -lo attesta Norberto Bobbio- ebreo, cospiratore, socialista, carcerato e poi deportato a Ventotene, autore con Ernesto Rossi e Altiero Spinelli del manifesto federalista che dall'isola prese nome, redattore dell'Avanti! clandestino, ucciso da un sicario della banda Koch alla vigilia della liberazione di Roma.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il caso Piovene-Colorni, per la eccezionalità dei due personaggi e la singolarità della loro vicenda, non si presta a generalizzazioni, ma la trama dei rapporti tra loro che Gerbi ricostruisce con finezza e maestrìa getta anche illuminante luce sulla storia di quel giornalismo italiano che si formò negli anni del fascismo, che accettò e servì il regime rimanendo sostanzialmente scettico di fronte alle sue idealità e alla sua dottrina, ma ne fu una delle insostituibili colonne, che ha messo le sue innegabili capacità professionali, nello stesso spirito, al servizio dei governi democratici del dopoguerra. Capostipite esemplare ne fu Giovanni Ansaldo, che esordì brillantemente sulle pagine di &amp;quot;Rivoluzione Liberale&amp;quot;, primeggiò nella stampa fascista, chiuse la sua carriera da direttore del &amp;quot;Mattino&amp;quot; di Napoli di stretta osservanza governativa e fu inventore nei suoi giovani e presaghi anni della compagnia degli &amp;quot;apoti&amp;quot;, quelli che &amp;quot;non la bevono&amp;quot;, ma non provano riluttanza a dare una mano, magari &amp;quot;turandosi il naso&amp;quot;, perché il grande pubblico beva tutto quello che il potere propina. Si contano sulla punta delle dita i giornalisti che negli anni della &amp;quot;prima repubblica&amp;quot; hanno legato il proprio nome a battaglie di libertà, di giustizia, di democrazia. Guido Piovene che con sensibilità di scrittore visse in lucida coscienza questa condizione e per il suo rapporto, per lui quasi ossessionante, con Colorni ne intuì la drammaticità le dette il nome di malafede e la definì nella prefazione alle &amp;quot;Lettere di una novizia&amp;quot; come l' &amp;quot;arte di non conoscersi, o meglio di regolare la conoscenza di noi stessi sul metro della convenienza&amp;quot; per concludere che la malafede &amp;quot;non è uno stato d'animo, ma una qualità dell'animo&amp;quot;, non è cedimento all'opportunismo volgare, ma accettazione di una concezione della condizione umana.&lt;br&gt;&lt;br&gt;A farmi tornare in mente Piovene è stato Lei con una delle sue &amp;quot;stanze&amp;quot; dedicata, questa volta, a Riccardo Lombardi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;A parte I'approssimazione e l'imprecisione dei riferimenti storici e biografici -anche Omero, perdonabilmente, qualche volta dormicchia- quello che mi ha impressionato è stata la carica di frigido e gratuito livore che traspare da ogni Sua riga, mal corretta dal riconoscimento della dirittura e del disinteresse dell'uomo e che non può essere attribuita, a mio parere, a risentimenti personali e tanto meno a passione politica.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La spiegazione va quindi cercata altrove e la mia è che la denigrazione di Lombardi sia episodio di quella caccia all&amp;quot;'azionista&amp;quot; che, da lungo tempo, vede impegnati gli avanguardisti di quel fenomeno tumultuoso e torbido che ha preso nome di revisionismo e che ha investito con la furia devastante di un'alluvione tutti i campi della cultura. E Lei, che da altrettanto lungo tempo, portandovi la tagliente intelligenza toscana che Le è propria e la lunga pratica del mestiere, si è assunta la parte di padre nobile e di suggeritore esperto, non poteva mancare di dare il Suo contributo nel momento in cui contro l'&amp;quot;azionismo&amp;quot; parte l'ennesimo attacco: una sua &amp;quot;stanza&amp;quot; - la prenda come un complimento professionale - vale più di un libro.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si è parlato e si parla ancora della &amp;quot;egemonia' esercitata dai comunisti sulla cultura italiana. Giorgio Amendola, che era un intenditore, diceva che essa era la capacità di intimidire gli avversari e di indirizzare gli alleati senza ricorrere al bastone. Ora, quella egemonia ci fu e fu pesante, - da socialista ne sono buon testimone - fu in certi momenti e in certi aspetti dogmatica, faziosa e settaria, ma fu conquistata stando all'opposizione, contro le politiche discriminatorie dei governi e delle forze reali del paese, contro la scomunica che vietava al bracciante in odor di marxismo il matrimonio e il funerale religiosi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Tanto fu possibile perché quella egemonia si alimentava di una cultura che si dipartiva dal pensiero storicistico nelle sue molteplici e dialettiche articolazioni e fu manovrata con tanta genialità che finanche Croce si trovò, contro la sua volontà, a consolidarla. Oggi l'egemonia ha cambiato segno, colore e natura, la sua cultura è senza pensiero, anzi si potrebbe dire è nemica del pensiero, ma essa può valersi di tutti gli strumenti, dalla cattedra alla editoria, dalla grande stampa alla televisione fino al messaggio pubblicitario e ha sviluppato, anche in virtù della duttilità consentita dal proprio agnosticismo ideale, una capacità di intimidazione che ha gettato nel terrore gli esangui eredi di Giorgio Amendola, riducendoli, direi quasi letteralmente, al balbettio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il revisionismo odierno ha potuto cosi portare a compimento una operazione di strumentalizzazione della cultura di un'ampiezza e di una profondità senza precedenti. Le scienze giuridiche sono state scisse dai principii e degradate a una somma di virtuosismi tecnici, opportunisticamente e anche dilettantescamente manipolati; l'economia riportata ai tempi del capitalismo nascente quando c'era ancora tutto un mondo non da governare, ma da conquistare; la morale rimodellata secondo la legge della giungla; la sociologia divenuta tecnica della interpretazione delle statistiche e dei sondaggi al servizio del mercato delle merci e di quello dei voti, mentre quella sua sottospecie che è la politologia ha preso il posto dell'astrologia nella e nella conduzione della politica.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Di questi ingredienti si è venuta costituendo quella che, lasciandone il merito a Piovene, può esser definita l'ideologia della malafede, quella che adatta la coscienza alla regola della convenienza, quella, direbbe Arturo Carlo Jemolo, che vede il mondo non in nero ma in sporco.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nel campo degli studi storici il neo-revisionismo, sapientemente mescolando mezze verità e mezze bugie, presentate le une e le altre con la prosopopea della mezza scienza e condite con la banalità del buon senso, è venuto sostituendo alle vulgate della più opaca storiografia comunista, una propria versione ideologica della storia che si propone di epurarne il corso di quel filone sovversivo e sanguinario che parte da Spartaco, che passa per Robespierre e Stalin e arriva a Pol Pot e a Milosevic, sul quale si colloca anche la &amp;quot;guerra civile&amp;quot; fomentata dai comunisti, che lacerò l'Italia dal 1943 al 1945. L'obiettivo, lo sappiano o non lo sappiano i professori di storia - Lei, che non è professore, lo sa - è quello di dissolvere quanto resta del patrimonio ideale e morale della repubblica, nata, come si suol dire e come è storicamente vero, dalla Resistenza e di affossare la Costituzione che di lì trasse vita. Demolire la cultura storica ispirata all'antifascismo, e con essa I'ideologia di massa che ne era nata era e resta la condizione perché si compia per intero il passaggio dalla repubblica dei partiti alla repubblica delle compagnie di ventura, dalla democrazia parlamentare alla democrazia plebiscitaria. Il criterio metodologico - Benedetto Croce ne inorridirebbe - è quello di svalutare e di tralasciare nella ricerca la presenza, e la funzione nella storia dei fattori di natura etico-politica e di ignorarli nella formulazione del giudizio storico. La storiografia, quella vera, è scientificamente asettica, non conosce i buoni e i cattivi, non fa distinzioni moralistiche tra Gesù Cristo e chi lo inchiodò sulla croce, racconta le vicende di esseri umani ciascuno dei quali ha i suoi torti e le sue ragioni ed è carità di patria nel nostro caso - la storia del fascismo e dell'antifascismo - stendere, un velo sugli uni e sulle altre.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In questa operazione, caro Montanelli, Lei è stato un fiancheggiatore insuperabile. Sarebbe impresa di grande interesse raccogliere e allineare tutti i riferimenti storici disseminati nei Suoi scritti giornalistici per erigere un monumento alla Sua sagacia e alla Sua destrezza. Lei ha maneggiato e mescolato con arte il giudizio sereno e la malignità cattiva, la &amp;quot;banalité solennelle&amp;quot; e I'aneddoto arguto, il pettegolezzo tratto da remote memorie e la testimonianza di chi ne ha viste tante e non sa rinunciare al gusto di &amp;quot;épater le bourgeois&amp;quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'egemonia comunista appartiene a questo punto al passato. Gli storici della prima generazione, sono sepolti o si sono chiusi nel silenzio o addirittura sono passati in campo avverso portandovi il settarismo e la protervia degli apostati. Chi non ha capitolato è costretto a ricorrere alla stampa semiclandestina o al foglio fotocopiato da distribuire, a mano, agli amici.&lt;br&gt;&lt;br&gt;A resistere agli assalti rimane ancora la cittadella &amp;quot;azionista&amp;quot; non sfiorata dal crollo del muro di Berlino e non sfiorata dall'onda di Tangentopoli, e questo spiega la furia ricorrente e accanita della offensiva che contro di essa si conduce e che va dall'attacco dottrinale al &amp;quot;gramsci-azionismo&amp;quot; alla polemica ideologica contro il giacobinismo, mite o feroce che sia, dei suoi adepti, alla denuncia politica dell&amp;quot;'azionismo&amp;quot; come copertura consapevolmente offerta al comunismo, dallo sciacallaggio archivistico al pettegolezzo da cortile, alla malevola caricatura ,come Lei ha fatto con Riccardo Lombardi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il fatto è che l'&amp;quot;azionismo&amp;quot; con la sola esistenza ha vittoriosamente sfidato tutte le saccenterie, ideologiche e metodologiche, degli storici e dei politologi. Il partito d'azione, dal quale il fenomeno ha preso nome, ebbe vita tanto breve quanto travagliata: si scisse alla vigilia delle elezioni del '46, mandò alla Costituente sette deputati che lasciarono nella Costituzione il segno della loro presenza - basti ricordare Piero Calamandrei - rappresentanti di un partito che si sciolse, senza risse e con altissima dignità, in una con l'Assemblea. In quella occasione Lombardi parlò di un crisma che avrebbe accompagnato i suoi militanti per la vita quali fossero le scelte che essi avrebbero fatte.&lt;br&gt;&lt;br&gt;E' stato vero. L'&amp;quot;azionismo&amp;quot; non soltanto sopravvisse al partito che gli ha dato nome ma crebbe rigoglioso e ha concorso a dare un'impronta alla migliore storia della politica e della cultura dell'Italia repubblicana. E questo è potuto avvenire perché l'unità degli &amp;quot;azionisti&amp;quot; stava non in una dottrina, ma in ethos politico, in un modo di concepire e di praticare la politica regolandola non &amp;quot;sul metro della convenienza&amp;quot; ma su quello della fedeltà alle idealità e ai principii che li avevano portati e sfidare via via l'isolamento dalla vita della nazione, il confino, la galera, la tortura, i plotoni d'esecuzione negli anni che corsero, tra I'avvento del fascismo e la fioritura della Resistenza, da Carlo Rosselli a Duccio Galimberti. Le loro scelte politiche furono diverse, a volte divergenti e contrastanti tra loro, ma dovunque essi portarono il rifiuto reciso e totale del dogmatismo, del settarismo, dell'opportunismo, la permanente apertura al dialogo politico e al dialettico scambio delle idee, furono gli uomini del &amp;quot;ponte&amp;quot; costruito da Calamandrei, sul quale transitavano senza confondersi, ma senza ignorarsi, aperte allo scambio, esperienze ideali e culturali diverse che avevano in comune il culto della dignità della persona umana.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Mi limito a far pochi nomi come mi vengono in mente: - Gaetano Salvemini che dell'&amp;quot;azionismo&amp;quot; fu il patriarca, Norberto Bobbio, Riccardo Bauer, Giacomo Brodolini, Piero Calamandrei, Guido Calogero, Aldo Capitini, Tristano Codignola, Francesco De Martino, Guido De Ruggiero, Guido Dorso, Tommaso Fiore, Vittorio Foa, Sandro Galante Garrone, Aldo Garosci, Ugo La Malfa, Riccardo Lombardi, Adolfo Omodeo, Ferruccio Parri, Ernesto Rossi, Manlio Rossi Doria, Paolo Sylos Labini, Altiero Spinelli, Giorgio Spini, Leo Valiani, Franco Venturi. Mette conto di ricordare che dall'&amp;quot;azionismo&amp;quot; proviene anche Carlo Azeglio Ciampi. Ci troviamo di fronte a un'aristocrazia del rigore morale, della intelligenza e del coraggio, consapevole, si può convenirne di essere tale ma che ha conquistato sul campo i propri titoli di nobiltà, e ha voluto e saputo dimostrare con l'esempio offerto per una intera vita di esserne rimasta degna. I &amp;quot;se&amp;quot; a volte servono a capir meglio la storia: provi, caro Montanelli, a immaginare quanto impoverita e sbiadita risulterebbe la vita politica e culturale dell'Italia repubblicana se questi uomini non ci fossero stati.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Io sono &amp;quot;sceso in politica&amp;quot; giovanissimo in un gruppo clandestino di 'Italia Libera', che era emanazione del partito d'azione, ho militato nella Resistenza &amp;quot;giellista', ho avuto il privilegio, favorito dalle circostanze, di essermi legato negli anni con rapporti di filiale affetto o di fraterna amicizia con molti degli uomini che ho ricordati e con tanti altri, &amp;quot;azionisti&amp;quot; e no, i cui nomi non sono entrati nella storia e che mi furono anch'essi maestri di vita morale: tutti uomini che, per dirla con Piovene, non regolarono mai la conoscenza di loro stessi sul metro della convenienza, per i quali, sempre, la buonafede e non la malafede fu &amp;quot;qualità dell'anima&amp;quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;E questo mi suggerisce di chiudere con una confidenza che faccio a Lei, da uomo a uomo. Io non ho ancora raggiunto la sua età, anche se me lo auguro, come a Lei sinceramente auguro di toccare e superare il traguardo del Suo primo secolo nelle condizioni di invidiabile lucidità di cui dà continua prova. Anch'io, però, ho varcato la soglia della vecchiaia e ho scoperto che la si può vivere, anche da laici, in stato di grazia, quello che si raggiunge quando si può guardare al passato, senza superbia, che è peccato, ma con I'intimo convincimento di aver conservato il rispetto di se stessi e la stima e I'amicizia delle persone che incontrammo lungo la nostra via, di poter dialogare ancora idealmente con loro, di poter immaginare i loro consigli, di poter sentire ancora il calore del loro affetto.&lt;br&gt;&lt;br&gt;C'è una eutanasia che è difesa della propria dignità umana quando si può essere non più in grado di salvarsela da soli e può diventare necessario ricorrere a mani esperte e pietose e ce ne è una che è tutta e solo nelle nostre mani. Il caso ha voluto che a insegnarmelo - l'ho capito col passar degli anni - sia stato il padre spirituale degli &amp;quot;azionisti&amp;quot;, Salvemini, che morì dicendosi felice di avere intorno a sé tanti amici i quali non avevano le sembianze di compunti e sussiegosi colleghi, ma erano i suoi compagni di avventure, di fede e di passione, i vivi e i morti. Spero - la speranza è virtù - che tocchi anche a me lo stesso destino. E tra gli amici, oscuri e illustri che in quel momento vorrei avere accanto c'è anche, col suo cipiglio e col suo candore, Riccardo Lombardi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Gaetano Arfè. &lt;br&gt;31 luglio 2000&lt;br&gt;&lt;/i&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;a&gt;&lt;/a&gt;Riccardo Lombardi e un'Italia da riformare&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Presentati oggi alla Camera i discorsi parlamentari&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;NEllO AJELLO&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ci fu un tempo nel quale all'interno del Pci era vietato attaccare la Cina comunista, benché quella repubblica fosse in conflitto con l'Urss. I rimproveri venivano indirizzati a Pechino per interposta Tirana, essendo il piccolo paese adriatico un fervido emulo di quello di Mao. Il vezzo di adottare il vocabolo «Albania» come sinonimo indolore di «Cina» era più che mai in voga, quando a un congresso comunista degli anni Sessanta l'oratore designato dal Psi, a un certo punto del suo saluto, esclamò: «Comprendo la vostra animosità verso novecento milioni di Albanesi...». Quell'oratore era Riccardo Lombardi, del quale - in concomitanza con il centenario della nascita - vengono presentati oggi alla Camera i discorsi parlamentari (inizio ore 11, palazzo San Macuto, via del Seminario 76). Si tratta di due volumi per circa 1.300 pagine, che comprendono - a cura di Mario Baccianini, con una presentazione di Valdo Spini e un'introduzione di Simona Colarizi - gli interventi pronunciati fra il 1945 e il 1983 da quel celebre personaggio politico. Che Lombardi fosse un «personaggio» risultava chiaro a chiunque seguisse, all'epoca, la politica italiana. Lo era, forse, a suo dispetto. In contraddizione, comunque, con la ritrosia, la serietà, l'aspetto perfino arcigno con il quale veniva spesso descritto o disegnato. Alto, magro, un po' curvo per i postumi d'una bastonatura subita ad opera dei fascisti nel 1930, egli portò nel Psi, cui aderì dopo lo scioglimento del partito d'Azione, quell'inquietudine che dell'»azionismo» era un tratto distintivo. Nativo di Regalbuto in provincia di Enna, s'era laureato a Milano in ingegneria. Per meriti resistenziali venne nominato nel '45 prefetto di Milano. Subito dopo, diventò ministro. Ma al centro della sua vita sarebbe stato, nei due decenni successivi e senza cariche ufficiali, il riformismo in Italia. Gli deve molto non soltanto la fraseologia politica (dal termine «contestazione», a lui caro, all'insistenza quasi missionaria sulle «riforme di struttura»), ma anche un'arte di governo eventualmente intesa come coerenza propositiva. Del centrosinistra - quello originario, interpretato nel 1962 dal governo Fanfani - Lombardi fu il vero padre. La nazionalizzazione dell'industria elettrica fu in gran parte frutto della sua tenacia. Le folate di impopolarità originate da quel provvedimento non riuscirono a stroncarlo. A lungo, l'aggettivo «lombardiano» designò una sinistra sicura delle proprie credenziali democratiche, avversa ai compromessi, costante nel proporre una programmazione che a tanti conclamati liberisti pareva in contrasto con l'inveterata pratica dell'arbitrio. Fu così che Lombardi vide troppe speranze trasformarsi in angustie. Del «suo» centrosinistra restò quasi soltanto il nome. Dal litigio con Pietro Nenni (1963) fino alla morte (1984), il suo isolamento non fece che crescere. In luogo dell'alternativa di sinistra, da lui auspicata, trionfò il compromesso storico con quella Dc di cui sempre più diffidava. Finché, nell'èra di Craxi, il dirsi «lombardiani» nel Psi assunse l'aerea rispettabilità d'un «flatus vocis». I suoi discorsi rappresentano una testimonianza impagabile, a tema unico: l'Italia come avrebbe potuto essere.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La Repubblica&lt;br&gt;6.3.2001
&lt;hr&gt;

&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;a&gt;&lt;/a&gt;Gentile dott. Montanelli,&lt;br&gt;&lt;/b&gt;&lt;br&gt;leggo sul Corriere di oggi, 15 giugno, la sua &amp;quot;Stanza&amp;quot; dedicata a Riccardo Lombardi. L'articolo contiene alcune inesattezze. Lombardi entrò nel PSI nel 1947 all'epoca della scissione di Palazzo Barberini e non di quella dello PSIUP; morì, sicuramente povero, nel settembre 1984 (e non nel 1964), avendo così tempo di prevedere le degenerazioni del craxismo (è sua l'amara battuta: &amp;quot;ci sono più socialisti in galera oggi che ai tempi del fascismo&amp;quot;). Ma non è questo il punto. Mi pare che il ritratto che lei ha fatto di Lombardi risponda pienamente al suo canone storiografico preferito. Gli italiani sono corrotti e disonesti; quando non lo sono, sono stupidi e noiosi. Solo così ci si può permettere di essere contemporaneamente antiitaliano e arciitaliano, fascista e antifascista, liberale che invita a votare DC (turandosi il naso, s'intende ..), conservatore, anticomunista, ulivista, antiberlusconiano e quant'altro. &amp;quot;Che cosa è essenziale per la nascita di una democrazia in Italia? E' essenziale che il Paese sia attivizzato, che il piu' gran numero possibile di lavoratori di tutti i ceti sia interessato politicamente ed economicamente ad uno Stato democratico, al punto che tutti si sentano minacciati quando la democrazia è in pericolo; abbattere le strutture corporative che sono le eredita' piu' persistenti del fascismo e che ancora oggi sono profondamente radicate nella coscienza non soltanto dei singoli ma perfino dei partiti e dei partiti sedicenti rivoluzionari; riformare l' apparato burocratico dello Stato; frenare le inframmettenze clericali. Io so benissimo che nella competizione elettorale il PDA avra' una possibilità infinitamente piu' ridotta che nella fase cospirativa e nella guerra di liberazione; indiscutibilmente il numero dei suoi deputati sarà infinitamente inferiore al numero dei suoi fucilati: tuttavia io so che se questa forza mancasse la democrazia italiana sarebbe impoverita perché sono profondamente convinto che le forze tradizionali italiane, da sole, sono troppo legate costituzionalmente ad una concezione, ad una pratica ed a una mentalità che potranno anche essere occasionalmente utilizzate per la democrazia, ma non sono necessariamente e solo democratiche, e sono incapaci di tenere il loro posto in qualunque situazione e davanti a qualunque pericolo&amp;quot;. &lt;br&gt;La lettera è del 7 novembre 1945. L'autore è Riccardo Lombardi. La prosa (mi sembra) chiara e con poche subordinate. Che il contenuto possa non piacere ai critici vecchi (&amp;quot;Fessuccio&amp;quot; Parri, ricorda?) e nuovi dell'azionismo non mi stupisce affatto. &lt;br&gt;Cordialmente,
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Giovanni Scirocco&lt;/b&gt;
&lt;hr&gt;

&lt;p&gt;&lt;a&gt;&lt;/a&gt;La figura di &lt;b&gt;Riccardo Lombardi&lt;/b&gt; (1901-1984) è, indubbiamente, una delle più originali e significative della storia del movimento socialista italiano. Giovane seguace di Guido Miglioli e delle idee del sindacalismo cattolico di sinistra nei primi anni’20, militante di Giustizia e Libertà e poi tra i fondatori del Partito d’Azione nel 1942, prefetto di Milano al momento della Liberazione, ministro dei Trasporti nel primo governo De Gasperi (la sua unica esperienza governativa), allo scioglimento del Partito d’Azione Lombardi confluirà nel PSI, partito nel quale militerà fino alla morte, leader con Nenni della corrente autonomista e poi, dopo la rottura all’atto della formazione del primo governo di centrosinistra, della minoranza di sinistra. A dispetto di questa biografia così ricca, su Riccardo Lombardi (come, peraltro, per altri personaggi di rilievo della storia italiana di questo secolo) manca ancora uno studio che ne ricostruisca complessivamente l’ azione. Tale, infatti, non può essere considerata la biografia di taglio giornalistico di Miriam Mafai (Lombardi, Feltrinelli, Milano 1976), mentre il saggio più documentato resta quello di Emanuele Tortoreto (La politica di Riccardo Lombardi dal 1944 al 1949, Edizioni di Movimento operaio e socialista, Genova 1972), cronologicamente però limitato all’arco di pochi anni. Gli storici dei partiti e dei movimenti politici spesso lamentano, per i propri studi, la mancanza di documentazione. Eppure, in questo caso, i documenti, le carte necessarie sono ormai a disposizione degli studiosi, grazie alla donazione da parte dello stesso Lombardi e dei suoi famigliari, dell’archivio (diverse migliaia di documenti ed oltre novemila lettere: cfr. l’inventario curato da Emilio Capannelli per il Servizio beni culturali e librari della Giunta regionale toscana) alla Fondazione di studi storici “Filippo Turati” di Firenze. Alcuni di queste lettere e documenti (in parte già pubblicati nei due volumi di scritti lombardiani curata per Marsilio nel 1978 da Simona Colarizi), relativi al periodo 1943-1947, al passaggio dalla lotta clandestina e partigiana alla Liberazione e alla costruzione della democrazia, appaiono oggi in questo volume curato (con qualche refuso di troppo) da Andrea Ragusa. Ne emerge, ancora una volta, la particolarità della figura di Lombardi nell’ ambito del socialismo italiano di questo dopoguerra. Ingegnere, studioso di Keynes e Schumpeter più che di Marx, attento alla comprensione dei problemi più che alla lotta quotidiana di governo e di sottogoverno, in Lombardi la pratica politica si coniugava al delineare scenari come momento non disgiunto dall’azione politica stessa. Da qui, forse, la critica spesso rivolta a Lombardi di presbiopia politica, per la sua capacità, appunto, di vedere politicamente lontano, perdendo di vista il dato politico immediato o forse, meglio, quello partitico. In realtà, Lombardi fu anche uomo di partito, cosciente che a spaccare si fa piu’ presto che unire.&lt;br&gt;Da qui la critica, tipica di Rosselli e di GL prima, del Partito d’Azione poi, al socialismo prefascista e a quello che Lombardi chiama il &amp;quot;verbalismo rivoluzionario&amp;quot;. Insomma, un Lombardi, più che presbite, lucidamente visionario o utopisticamente concreto, se si preferisce, come di fronte al problema del blocco dei licenziamenti, una misura adottata populisticamente durante l’ultimo periodo della RSI e la cui revoca Lombardi dovette affrontare come Prefetto di Milano, sottolineando che la questione non è di moralità; essa è di politica economica, ma anche insistendo sul dato politico sulla necessita’ assoluta che si provveda senza indugio non solo alla avocazione dei profitti di regime, ma altresi’ a una politica fiscale degna di un governo democratico e che faccia pagare il costo della guerra e del fascismo e l’onere della ricostruzione a tutti coloro che risultano detentori di ricchezze. Centrale diventa quindi, in questi scritti, la questione della costruzione della democrazia: Che cosa è essenziale per la nascita di una democrazia in Italia? E’ essenziale che il Paese sia attivizzato, che il piu’ gran numero possibile di lavoratori di tutti i ceti sia interessato politicamente ed economicamente ad uno Stato democratico, al punto che tutti si sentano minacciati quando la democrazia è in pericolo. E cosi’ altri progetti, come l’istituzione di un istituto di revisione nazionale (strumento per garantire ai lavoratori che le condizioni della libertà economica siano fatte coincidere con i loro interessi essenziali e quindi con il benessere generale), la sottolineatura del ruolo dell’Europa e di quello delle autonomie locali (fino a proporre, lui Prefetto di Milano, l’abolizione della figura stessa di Prefetto). Il teorico delle riforme di struttura, dell’azione riformatrice e non riformista, l’ideologo (e lo sconfitto) del primo centrosinistra è già in queste pagine.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Giovanni Scirocco&lt;br&gt;23 giugno 2000
&lt;hr&gt;

&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;a&gt;&lt;/a&gt;Un intervento &amp;quot;militante&amp;quot; e una recensione su Lombardi&lt;br&gt;di Giovanni Scirocco&lt;/b&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Quando, con alcuni compagni, abbiamo cominciato a pensare di organizzare una giornata milanese, in occasione della pubblicazione di questi due volumi su Riccardo Lombardi, avevo intenzione anch’io di limitare il mio breve intervento ad una testimonianza. Qualcuno ha pero’ obbiettato che sarebbe parso un po’ strano che un giovane potesse dare una qualsiasi testimonianza.&lt;br&gt;Eppure una piccola testimonianza lombardiana l’ho anch’io. E’ noto a tutti il fascino che Lombardi esercitava su quanti avessero l’occasione di ascoltarlo: un fascino dovuto a motivi diversi tra loro, anche se non immediatamente comprensibili: la statura fisica e morale, il portamento dinoccolato, l’eloquio scabro e suggestivo come i lineamenti del suo profilo finivano comunque per colpire anche personaggi distantissimi dalle sue idee politiche (un celebre articolo di Montanelli sul discorso di Lombardi al congresso del PSI del 1959 è, in questo senso, assai indicativo; e, d’altra parte, il rispetto di Montanelli per Lombardi, al di là delle critiche, anche dure, che gli rivolse, è continuato anche dopo la morte di Lombardi, quando affermo’ che anche i suoi errori sapevano di bucato).&lt;br&gt;Tanto piu’ è comprensibile che quasi tutti coloro i quali, nel corso della loro vita politica, si sono a vario titolo definiti lombardiani (una definizione che, come è noto, non piaceva allo stesso Lombardi e contro la quale tuono’ nell’ultimo periodo della sua vita), raccontino di averlo seguito dopo aver ascoltato un suo discorso.&lt;br&gt;Paolo Vittorelli, nel suo recente &amp;quot;L’età della speranza. Testimonianze e ricordi del Partito d’Azione&amp;quot; scrive, parlando dell’oratoria di Riccardo, che incideva le idee in testa all’ascoltatore a colpi di scalpello ed aggiunge: &amp;quot;Senza essere un marxista di schietta osservanza -e non lo dissimulo’ mai- (ed in effetti tra le letture del periodo preso in esame da questo volume troviamo Keynes e Schumpeter, e non Marx, ndr.), Riccardo Lombardi faceva degli interventi caratterizzati da una forte intelaiatura economicistica, tanto da dimenticare alle volte lo scopo politico che si proponeva per correre dietro a un dato o una teoria economica che lo avevano affascinato.&amp;quot;&lt;br&gt;Durante la sfortunata campagna elettorale del 1983 (ed uso l’aggettivo sfortunata come eufemismo e per non aprire un’inutile parentesi sulla conduzione del Partito a Milano in quegli anni: vorrei solo ricordare che fu proprio Lombardi ad utilizzare il termine &amp;quot;mutazione genetica&amp;quot; a proposito della trasformazione craxiana del Partito ed a coniare, prima di Tangentopoli, una amara battuta finita nelle raccolte di freddure ma che purtroppo una barzelletta non era: &amp;quot;Ci sono piu’ socialisti in galera oggi che ai tempi del fascismo&amp;quot;) mi capito’ di ascoltare al Teatro Nuovo, quello che credo sia stato uno degli ultimi discorsi pubblici di Lombardi.&lt;br&gt;Avevo 21 anni, ero iscritto da un anno al PSI, mi sentivo lombardiano anche e soprattutto perché mi sentivo un socialista di sinistra (come se si potesse essere socialisti di destra: purtroppo ci è toccato sentire e vedere anche questo).&lt;br&gt;Nel grande teatro, quel pomeriggio, eravamo in pochi, un centinaio di persone. Forse anche per questo motivo, nel mio ricordo, la stretta, contingente attualità politica entro’ assai poco nel comizio di Lombardi: fu invece un discorso che partiva e fu quasi tutto centrato su un libro di un economista americano, O’ Connor, tradotto in Italia da Einaudi con il titolo &amp;quot;La crisi fiscale dello Stato&amp;quot;: partendo da li’, quindici anni fa, Lombardi segnalava quello che sarebbe diventato uno dei temi centrali nel dibattito economico degli ultimi anni, il rapporto tra andamento demografico, occupazione e politiche fiscali.&lt;br&gt;Per me, per la mia esperienza, quel lontano comizio segno’ la conferma di qualcosa che sapevo, ma che mi era difficile ritrovare nella pratica politica di quegli anni: che la politica era anche un’altra cosa rispetto alla lotta quotidiana di governo o sottogoverno, che la politica poteva e doveva essere anche la comprensione dei problemi, il delineare scenari come momenti non disgiunti dalla pratica politica stessa, ma, anzi, come ad essa indispensabili.&lt;br&gt;Tutto cio’ lo ritroviamo anche in alcuni dei documenti pubblicati in questo volume, con alcune sorprese rispetto all’immagine che di Lombardi è stata accreditata, soprattutto negli anni ’60, dalla pubblicistica vicina agli ambienti confindustriali.&lt;br&gt;Prendiamo ad esempio il problema del blocco dei licenziamenti, una misura adottata populisticamente durante l’ultimo periodo della RSI e la cui revoca Lombardi dovette affrontare come Prefetto di Milano.&lt;br&gt;Cosi’ Lombardi scrive il 25 settembre 1945 a Franco Mariani, segretario della Camera del Lavoro di Milano:&amp;quot;Premetto che sono dell’opinione essere inammissibile che dei disoccupati possano essere lasciati senza assistenza cioè senza che si assicuri loro il minimo indispensabile per vivere; come in generale non è ammissibile che questo avvenga per qualsiasi persona bisognosa a qualunque titolo lo sia, anche per propria colpa (...) Cio’ premesso devo confermare il punto di vista espresso ieri sera, che cioè il cristallizzare l’attuale situazione di sovraffollamento degli opifici industriali specie di quelli metallurgici mantenendo sine die il blocco dei licenziamenti sarebbe un vero e proprio tradimento per la stessa classe operaia (...) Si capisce bene che ci sarebbe un mezzo almeno per le aziende possedute o gestite dallo Stato di perpetuare la situazione attuale senza incontrare il fallimento: servirsi delle possibilità illimitate di sovvenzione da parte dello Stato con la conseguenza ovvia pero’ che la condizione di privilegio fatta alla mano d’ opera ricadrebbe sul resto della popolazione, non esclusa naturalmente quella operaia (...) Bisogna avere il coraggio di dire che sarà stato del tutto inutile avere salvato fisicamente l’apparato produttivo dell’industria italiana se poi con una cattiva politica economica lo mettiamo in condizione di non funzionare. A me sembra che una politica intelligente e che si preoccupi dell’avvenire della classe operaia si deve soprattutto preoccupare di salvare l’efficienza economica dell’apparato industriale; che questo apparato resti di proprietà privata o passi in proprietà collettiva, il problema non muta.&amp;quot;&lt;br&gt;Il problema del rapporto tra proprietà pubblica e proprietà privata è posto qui, a mio avviso, in modo limpido, al di là della caricatura che spesso se ne fa, soprattutto ai nostri giorni.&lt;br&gt;Quattro giorni dopo, sempre scrivendo a Mariani, Lombardi ribadiva la sua presa di posizione, sottolineando che la questione non è di moralità; essa è di politica economica, ma anche insistendo sul dato politico, sulla necessita’ assoluta che si provveda senza indugio non solo alla avocazione dei profitti di regime, ma altresi’ a una politica fiscale degna di un governo democratico e che faccia pagare il costo della guerra e del fascismo e l’onere della ricostruzione a tutti coloro che risultano detentori di ricchezze i quali poi devono essere colpiti, in quanto tali, indipendentemente dalla maggiore o minore legittimità di acquisizione della ricchezza stessa e sulla altrettanto ovvia necessita’, per una civilta’ che sia degna di tale nome, che il residuo di disoccupati non assorbibile abbia assicurato il minimo indipensabile almeno per la nutrizione, l’ abitazione, il vestiario e l’educazione.&lt;br&gt;In questa ottica pure si spiega quel documento già noto,ma che pure riveste una sua importanza peculiare, essendo un vero e proprio manifesto politico, tanto piu’ importante essendo contenuto in documento privato , che è la lettera a Giuseppe Speranzini, compagno della giovanile militanza cattolica, del 7 novembre 1945. Prendiamo ad esempio un passaggio come questo: &amp;quot;Io non giudico un partito politico dal suo programma, che è sempre qualcosa di astratto ed esangue, ma dall’atteggiamento che esso tiene su quei due o tre problemi essenziali che si presentano in ogni fase decisiva, dal risalto, dallo spicco che esso sa dare alle soluzioni concrete dei problemi posti dalla situazione&amp;quot;.&lt;br&gt;Da qui la critica, tipica di Rosseli e di GL prima, del Partito d’Azione poi, al socialismo prefascista e a quello che Lombardi chiama il &amp;quot;verbalismo rivoluzionario&amp;quot;, in poche righe che pongono le premesse per tutta la futura azione politica di Lombardi: &amp;quot;All’azione rivoluzionaria doveva seguire, senza soste e senza debolezze, l’azione riformatrice (dico riformatrice non riformista) in modo da pervenire il piu’ rapidamente possibile alla riforma della struttura dello Stato&amp;quot;. E ancora, per proseguire nella ricerca di questo filo rosso della concretezza lombardiana, una concretezza pero’ come abbiamo visto del tutto particolare, una concretezza che è del fare, ma anche del pensare: &amp;quot;Che cosa è essenziale per la nascita di una democrazia in Italia? E’ essenziale che il Paese sia attivizzato, che il piu’ gran numero possibile di lavoratori di tutti i ceti sia inetressato politicamente ed economicamente ad uno Stato democratico, al punto che tutti si sentano minacciati quando la democrazia è in pericolo; abbattere le strutture corporative che sono le eredita’ piu’ persistenti del fascismo e che ancora oggi sono profondamente radicate nella coscienza non soltanto dei singoli ma perfino dei partiti e dei partiti sedicenti rivoluzionari; riformare l’ apparato burocratico dello Stato; frenare le inframmettenze clericali&amp;quot;(7 novembre 1945).&lt;br&gt;Non è, in larga parte, un programma ancora attuale? E cosi’ altri progetti, come l’istituzione di un istituto di revisione nazionale (strumento per garantire ai lavoratori che le condizioni della libertà economica siano fatte coincidere con i loro interessi essenziali e quindi con il benessere generale), la sottolineatura del ruolo dell’Europa e di quello delle autonomie locali (fino a proporre, lui Prefetto di Milano, l’abolizione della figura stessa di Prefetto). Cosi’, prima di Blair e della terza via, della globalizzazione e del governo mondiale, non è forse attuale il punto XII del programma del PDA: &amp;quot;Il PDA assegna al nuovo Stato il compito di un piano di ricostruzione economica che coordini i due settori a gestione socializzata e a gestione privata, indirizzi la politica finanziaria, del credito industriale e dei lavori pubblici all’integrale utilizzazione della capacità produttiva del Paese e all’assorbimento delle energie di lavoro disponibili. Questo piano di ricostruzione nazionale dovrà essere inquadrato in un piano europeo e mondiale di piu’ razionale distribuzione delle materie prime, delle industrie produttive, dei traffici e delle forze del lavoro. Tale coordinamento economico, il cui fine dev’essere di sviluppare al massimo la circolazione libera degli uomini e delle merci sulla terra, è alla base del nuovo ordine democratico internazionale&amp;quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Riccardo Lombardi è stato spesso criticato per quella che è stata chiamata la sua presbiopia politica, per la sua capacità, appunto, di vedere politicamente lontano, perdendo forse di vista il dato politico immediato o forse, meglio, quello partitico immediato.&lt;br&gt;Gli scriveva Mario Alberto Rollier il 10 ottobre 1947, all’indomani della fine del Partito d’Azione: &amp;quot;Vorrei sapere cosa hai in animo di fare e se hai un programma di azione concreta, perché uomini di stato in Italia non ce ne sono e tu sei uno dei pochi e, fra i nostri deputati, l’unico. Aggiungo: pessimo uomo di partito, pero’&amp;quot;.&lt;br&gt;A me è sempre invece piaciuto pensare a lui come ad un lucido visionario, con un’espressione forse volutamente contraddittoria ma che rende, a mio parere, il senso della sua riflessione politica. Una lucidità visionaria che non è ambiguità, non è incertezza, non è incoerenza, ma capacità di cogliere il senso profondo delle cose, con lucidità, ma senza arroganza, con utopia, ma senza perdere il contatto con la realtà e senza recriminazioni (&amp;quot;il muro del pianto non è di mio gusto&amp;quot;, scrive nella già citata lettera a Giuseppe Speranzini) anche perché, come ricorda Arialdo Banfi, alla cui memoria vogliamo dedicare la nostra riunione di oggi, Riccardo era solito dire che &amp;quot;a spaccare si fa più presto che a unire&amp;quot;.&lt;br&gt;Che cosa ci manca di Lombardi? Ci manca, a mio parere, il segno della sua contraddizione, la scommessa fallita ma tenacemente indicata di tenere insieme la democrazia coi suoi limiti e l’idea di un socialismo radicale.&lt;br&gt;Lombardi aveva consapevolezza di tutto cio’, della possibilità della sconfitta o perlomeno delle difficoltà di un progetto politico come il suo, utposticamente concreto, del (come scrive in una lettera a Lelio Basso, anch’essa riportata nel volume che presentiamo oggi) &amp;quot;pericolo di lasciarsi sedurre da enunciazioni vocalmente risonanti, che possono acquetare l’esigente orecchio degli estremisti, ma troppo late e generiche nel loro contenuto per essere di possibile e feconda applicazione&amp;quot;. Sempre nella lettera a Speranzini Lombardi scriveva, parlando del PDA: &amp;quot;Il Partito d’Azione costituisce oggi il solo partito che non si preoccupa affatto di vincere come partito, che non condiziona per niente il raggiungimento del suo programma alla conquista dello Stato da parte del Partito stesso e come tale, pure nelle sue manchevolezze organizzative e nella sua esiguita’ di base di massa rappresenta una forza democratica di funzione insostituibile. Io so benissimo che nella competizione elettorale il PDA avra’ una possibilità infinitamente piu’ ridotta che nella fase cospirativa e nella guerra di liberazione; indiscutibilmente il numero dei suoi deputati sarà infinitamente inferiore al numero dei suoi fucilati: tuttavia io so che se questa forza mancasse la democrazia italiana sarebbe impoverita perché sono profondamente convinto che le forze tradizionali italiane, da sole, sono troppo legate costituzionalmente ad una concezione, ad una pratica ed a una mentalità che potranno anche essere occasionalmente utilizzate per la democrazia, ma non sono necessariamente e solo democratiche, e sono incapaci di tenere il loro posto in qualunque situazione e davanti a qualunque pericolo”.&lt;br&gt;Un lucido visionario, appunto. Un presbite, appunto. Ma è proprio questo che oggi, a noi e alla sinistra italiana, immensamente manca.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Riccardo Lombardi. Lettere e documenti (1943-1947) (a cura di Andrea Ragusa), Lacaita, Manduria 1998, pp. 191, £ 20.000&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;
&lt;hr&gt;

&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/p43.htm"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;u&gt;Torna alla pagina precedente&lt;/u&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/p10.htm"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Vai alla prima pagina&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=9113081775514208842&amp;page=RSS%3a+Riccardo+Lombardi&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=gpilumeli1947italy.spaces.live.com&amp;amp;GT1=gpilumeli1947italy"&gt;</description><comments>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1818.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1818.entry</guid><pubDate>Tue, 20 Dec 2005 09:06:24 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/blog/cns!7E782B97769C4A4A!1818/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1818.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2005-12-20T09:06:24Z</dcterms:modified></item><item><title>Uomini d'altri tempi</title><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1817.entry</link><description>&lt;div&gt;
&lt;p align=justify&gt;&lt;b&gt;Palmiro Togliatti&lt;/b&gt; - (Genova, 26 marzo 1893 - Yalta, 21 agosto 1964)&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;img height=135 src="http://www.canisciolti.info/img/perso/togliatti.jpg" width=120 align=left&gt;Nacque nel giorno della domenica delle Palme, motivo per il quale fu battezzato Palmiro. È stato uno dei membri fondatori e segretario del Partito Comunista Italiano (P.C.I.), del quale è stato rappresentante all'interno del Comintern. Di questo organismo, Togliatti è stato per qualche tempo segretario. Ha ricoperto anche la carica di Ministro di Grazia e Giustizia nella Repubblica italiana. Togliatti iniziò la sua attività politica nel Partito Socialista Italiano prima della prima guerra mondiale. Dopo la guerra partecipò al giornale L'Ordine Nuovo di Antonio Gramsci, a Torino. Dopo l'arresto di Gramsci da parte di Mussolini, l'esponente comunista divenne il membro più anziano del Partito Comunista, fino alla morte. Restò all'estero dagli anni Trenta al 1944, quando ritornò alla guida del PCI. Sotto la sua guida, il PCI divenne il più grande partito comunista non al potere in Europa. Dopo la sua morte, la città russa di Stavropol venne rinominata Togliattigrad in suo onore. &lt;br&gt;&lt;br&gt;
&lt;p align=justify&gt;Un brano &lt;a href="http://www.palmirotogliatti.it/content/argomenti/scritti/intervento_di_togliatti_allassemblea_costituente_il_25_marzo_1947" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;dell'intervento di Togliatti all'Assemblea Costituente&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; del 25 aprile 1947 per la dichiarazione di voto con la quale i Comunisti annunciavano e motivavano il loro voto favorevole all'articolo 7 della costituzione, quello che dichiara &amp;quot;Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.&amp;quot; 
&lt;p align=justify&gt;&amp;quot;&lt;i&gt;... La nostra lotta è lotta per la rinascita del nostro Paese, per il suo rinnovamento politico, economico e sociale. In questa lotta noi vogliamo l’unità dei lavoratori, prima di tutto, e, attorno a essa, vogliamo si realizzi l’unità politica e morale di tutta la nazione. Disperdiamo le ombre le quali impediscono la realizzazione di questa unità! Dando il voto che diamo, noi non sacrifichiamo, dunque, nulla di noi stessi; anzi, siamo coerenti con noi stessi sino all’ultimo. Siamo oggi quello che siamo stati in tutta la lotta di liberazione e in tutto il periodo di profonda crisi e di ricostruzione apertosi dopo la fine della guerra. Siamo oggi quel che saremo domani, nella lotta che condurremo insieme a voi, accanto a voi – se volete – o in contrasto con voi, per la ricostruzione, il rinnovamento, la rinascita d’Italia...&lt;/i&gt;&amp;quot;
&lt;p align=justify&gt;&lt;a href="http://www.cronologia.it/storia/biografie/togliat.htm" target="_blank"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;&lt;u&gt;Palmiro Togliatti e la via italiana al socialismo&lt;/u&gt;&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;
&lt;p align=justify&gt;&lt;a href="http://www.rifondazione.it/savona/rubr/scaf21.html" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Ricordo, analitico sia sul piano biografico, sia sul piano della riflessione politica. &lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;a cura dela Federazione Provinciale Prc di Savona
&lt;p align=justify&gt;&lt;a href="http://www.palmirotogliatti.it/" target="_blank"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#800080"&gt;Palmiro Togliatti &amp;quot;Il Migliore&amp;quot;&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=9113081775514208842&amp;page=RSS%3a+Uomini+d'altri+tempi&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=gpilumeli1947italy.spaces.live.com&amp;amp;GT1=gpilumeli1947italy"&gt;</description><comments>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1817.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1817.entry</guid><pubDate>Tue, 20 Dec 2005 09:01:49 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/blog/cns!7E782B97769C4A4A!1817/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1817.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2005-12-20T09:01:49Z</dcterms:modified></item><item><title>De Michelis</title><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1634.entry</link><description>&lt;div&gt;
&lt;h3&gt;Riccardo Lombardi: mica De Michelis o Cicchitto&lt;/h3&gt;
&lt;div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;p&gt;L'Unità ha aperto una discussione su  &amp;quot;quale fiction vi piacerebbe vedere?&amp;quot;&lt;br&gt;Si può rispondere a &lt;br&gt;&lt;a href="mailto:unitaonline@unita.it"&gt;&lt;u&gt;unitaonline@unita.it&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;Io ho scritto così.
&lt;p&gt;Quando avevo 14 anni, nel 1968, i miei eroi erano Bob Kennedy e Martin Luther King. Non Che Guevara, che era amatissimo da un mio amico fascista.&lt;br&gt;Dopo tanto tempo, non ho cambiato idea. &lt;br&gt;Però, dato che siamo in Italia, mi piacerebbe uno sceneggiato (chiamarli  &amp;quot;fiction&amp;quot; mi sembra un'americanata) su Riccardo Lombardi. Certo, lo conosciamo in quattro gatti. Però la sua vita attraversa tutta la storia nazionale, dal fascismo a poco prima di Tangentopoli. Nato in Sicilia nel 1901, perseguitato e picchiato dai fascisti, fu tra i fondatori di Giustizia e Libertà e del Partito d'Azione, partecipò alla Resistenza, fu prefetto di Milano dopo la Liberazione, trattò con Mussolini la resa del governo repubblichino. Fu ministro dei Trasporti nel primo governo De Gasperi, si iscrisse al PSI nel 1947. Contrario alla politica frontista, sostenitore di radicali riforme di struttura, lavorò a lungo nella prospettiva del centro-sinistra. Ma poi ne fu un rigoroso critico, giudicandone i governi troppo cauti e conservatori. Anche se riuscì ad ottenere provvedimenti decisivi, come la nazionalizzazione dell'energia elettrica. Sostenne poi, già dai tardi anni Sessanta, l'alternativa di sinistra al regime democristiano. Poi, in nome di un' etica rigorosa e di una politica coraggiosa, si oppose a Craxi e alla degenerazione morale del PSI.&lt;br&gt;Fu tradito anche umanamente da gente come De Michelis e Cicchitto (il suo delfino ideale, che si iscrisse invece alla P2, per finire a fare il berlusconoide).&lt;br&gt;Riccardo trascorse gli ultimi anni (morì nel 1985) circondato dalla stima e dall'affetto di molti compagni, ma isolato dai vertici del PSI.&lt;br&gt;Per dare un'idea della figura umana di Lombardi, ricordo un solo episodio, credo fosse attorno al 1975. Lui che era deputato chiese al suo gruppo parlamentare di essere esentato per alcuni mesi dal pagamento della sua quota al partito. La moglie era malata e aveva bisogno di cure.&lt;br&gt;Ve li immaginate, molti dei parlamentari di adesso, a fare un gesto simile?&lt;br&gt;Ecco, &amp;quot;Riccardo Lombardi  - Giustizia e Libertà&amp;quot; potrebbe raccontare un'Italia che non c'è più e che forse è esistita solo in alcune minoranze.
&lt;p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=9113081775514208842&amp;page=RSS%3a+De+Michelis&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=gpilumeli1947italy.spaces.live.com&amp;amp;GT1=gpilumeli1947italy"&gt;</description><comments>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1634.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1634.entry</guid><pubDate>Tue, 06 Dec 2005 14:35:25 GMT</pubDate><slash:comments>1</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/blog/cns!7E782B97769C4A4A!1634/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1634.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2005-12-06T14:35:25Z</dcterms:modified></item><item><title>Giuliano Ferrara</title><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1633.entry</link><description>&lt;div&gt;
&lt;table cellspacing=4 cellpadding=4 width=652 bgcolor="#f4f4fb" border=0&gt;
&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;
&lt;td valign=top&gt;
&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size="+2"&gt;GIULIANO FERRARA&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size="+2"&gt;&amp;quot;Pier Paolo Pasolini come fu astuto...&amp;quot;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;b&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;di L. V.&lt;/font&gt;&lt;/b&gt; &lt;br&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#800080"&gt;La Repubblica&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;, 1 marzo 1998&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, nel marzo del 1968 aveva diciassette anni. Era iscritto al secondo liceo classico e la mattina di Valle Giulia, con altri compagni di scuola, aveva partecipato al corteo di protesta contro la polizia che presidiava l'università di Roma.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;&amp;quot;No, nessuna nostalgia. E nessuna lettura particolare di quegli avvenimenti. Niente di tutto quello che riguarda il '68 ha il valore che gli si è poi attribuito in occasione del decennale, del ventennale, del trentennale e, ne sono certo, anche di quello che si dirà nel quarantennale. Certo Valle Giulia rappresentò un fatto nuovo. Ricordo, all'inizio, il tiro di qualche uovo e, forse, di qualche sasso. Poi le cariche della polizia. E la nostra reazione. Era la prima volta.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;&amp;quot;Gli edili e i contadini, è vero, si scontravano con la polizia da vent'anni. Ma gli studenti introducevano nella politica un improvviso elemento di radicalizzazione. La politica abbandonava l'andamento tranquillo del tempo di pace, per prenderne uno simile a quello della guerra.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;&amp;quot;La stessa &lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/poesia_ppp_pciaigiovani.htm"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;presa di posizione di Pasolini&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;, del resto, non nasceva da un sentimento di solidarietà con i poliziotti. In quella condanna degli studenti non c'era nessuna poetica. Pasolini, semplicemente, aveva visto quel che succedeva in Francia dove i giovani davano delle vecchie barbe all'intellighentia di sinistra. E, in modo astuto, cercava di contrastare una generazione ambiziosa che gli avrebbe tolto spazio.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;&amp;quot;Al di là di Valle Giulia quel movimento non può essere spiegato con una visione da intellettuali di provincia, angusta e molto poco internazionale. Il Sessantotto era un fenomeno che coinvolgeva tutto il mondo, da Roma a Berlino, da San Francisco a Madrid: la manifestazione di una nuova classe dirigente che si sentiva stretta nei vecchi panni. Eravamo i primi della classe; mica, sia detto senza offesa, come gli straccioni del '77&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font color="#0000ff" size=-1&gt;&lt;a href="http://www.media68.com/"&gt;&lt;u&gt;www.media68.com&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;febbraio 1998&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;b&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size="+2"&gt;* * *&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size="+2"&gt;ENZO SICILIANO&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;i&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size="+2"&gt;Pasolini e il '68 di Ferrara&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/i&gt; &lt;br&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#800080"&gt;La Repubblica&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;, 2 marzo 1998&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Interrogato sul '68, sugli scontri di Valle Giulia fra studenti e polizia, Giuliano Ferrara ha ricordato non solo se stesso (&amp;quot;eravamo i primi della classe&amp;quot;), ha ricordato anche Pasolini e la sua &lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/poesia_ppp_pciaigiovani.htm"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;poesia contro gli studenti&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;&amp;quot;La presa di posizione di Pasolini non nasceva da un sentimento di solidarietà con i poliziotti&amp;quot;: Pasolini, secondo Ferrara, &amp;quot;semplicemente&amp;quot; avrebbe cercato di contrastare &amp;quot;una generazione ambiziosa che gli avrebbe tolto spazio&amp;quot;. Un atto di &amp;quot;furbizia&amp;quot; quello di Pasolini, o di resistenza, da &amp;quot;intellettuali di provincia&amp;quot;, contro l'emergere di &amp;quot;una nuova classe dirigente&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Mah! Non sto qui a difendere Pasolini. Non credo abbia bisogno di difesa. Mi domando che &amp;quot;primo della classe&amp;quot; è stato Ferrara. Che lo sia stato, è vero: posso testimoniarlo perché lo conosco da allora, e aveva diciassette anni. Ma credo, come è giusto, che la storia di una persona complichi o cancelli certe sue qualità originarie.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Se Giuliano era un primo della classe, non era un secchione: era uno che appunto andava a Valle Giulia per fare a botte, avendo magari chiara in mente una pagina della &amp;quot;Repubblica&amp;quot; di Platone. Poteva anche conoscere le assurde tesi di Stalin sulla linguistica e tenerle per buone. I comunisti italiani di quel tempo, anche i giovani comunisti, erano in parte così.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Erano comunisti, come scrisse Pasolini, &amp;quot;in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Ecco, è vero, non si può dire che Giuliano amasse la litote o la logica attenuativa: questo scarto l'aveva già compiuto. E si sentiva, oltre che &amp;quot;primo della classe&amp;quot;, &amp;quot;classe dirigente&amp;quot;. Per questo andò a Valle Giulia. Benissimo. Lo stesso Pasolini l'avrebbe sottolineato con partecipazione: benissimo.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Ma il nostro primo della classe oggi scalcia: butta Pasolini nella spazzatura, gli dà del provinciale, e lo giudica con il metro di giudizio che è suo, proprio il suo di ora, e che lo diversifica dall'immagine di un ragazzo andato liberamente a Valle Giulia per una dimostrazione da tenersi sulla scalinata della romana Facoltà di Architettura.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Pasolini, alla luce di questa ottica, ne esce fuori come un furbastro o un malandrino: uno che &amp;quot;semplicemente&amp;quot; mette a ferro e fuoco il giornalismo e le lettere italiane difendendo i poliziotti, &amp;quot;figli dei poveri&amp;quot;, contro gli studenti, &amp;quot;figli di papà&amp;quot; perché temeva che questi ultimi gli rubassero &amp;quot;spazio&amp;quot;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Il &amp;quot;primo della classe&amp;quot; diciassettenne, che aveva Platone o la &lt;i&gt;Politica &lt;/i&gt;di Aristotele in mente, passati gli anni - dopo un transito in Germania, compiuto per raffinarvi da vero borghese la propria informazione filosofica - ormai non vede il mondo se non con le lenti delle furberie di piccolo cabotaggio o delle malandrinate teorizzate alcuni mesi fa. Il malandrinaggio come chiave interpretativa della storia, degli uomini, della cultura.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;È servita solo a questo quella generosa, fatidica battaglia combattuta a Valle Giulia una mattina di marzo del '68 con tanto dispendio di orgoglio e buona fede? A questo si sono ridotti quei &amp;quot;primi della classe&amp;quot;, quella &amp;quot;classe dirigente&amp;quot; in erba che aveva in animo di mutare politica e morale di un paese intero lanciando sassi contro le camionette della Celere?&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;So che gli interrogativi retorici servono a poco, ma è possibile che Ferrara deliberatamente ignori il ragionamento di Pasolini nella sua interezza, composto cioè da &amp;quot;Appunti in versi per una poesia in prosa seguiti da una &amp;quot;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/saggistica_empirismo.htm#apologia"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Apologia&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&amp;quot;&amp;quot;? &lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;I primi della classe possono essere scavezzacolli, ma pignoli debbono esserlo, pignoli fino allo spasimo.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Comunque, cerco di riassumere quel ragionamento, anche con qualche citazione dall'&amp;quot;Apologia&amp;quot;. Pasolini ha voluto deliberatamente provocare gli studenti di allora, &amp;quot;l'ultima generazione degli operai e dei contadini&amp;quot;. Pasolini temeva con ragione l'&amp;quot;entropia borghese&amp;quot; (&amp;quot;la borghesia sta diventando la condizione umana&amp;quot;); e aggiungeva che &amp;quot;chi è nato in questa entropia, non può in nessun modo, metafisicamente, esserne fuori&amp;quot;. Di qui la provocazione ai giovani, proprio agli studenti (&amp;quot;in che altro modo mettermi in rapporto con loro, se non così?&amp;quot;).&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;E, questa provocazione, che effetti avrebbe dovuto ottenere? Spingerli a liberarsi - &amp;quot;al di fuori così della sociologia come dei classici del marxismo&amp;quot; - del loro essere piccoli borghesi, a diventare &amp;quot;intellettuali&amp;quot;, a usare in senso critico, non più ideologico o cristallizzante, la propria intelligenza. A liquidare il cinismo metodico del piccolo borghese, per cui tutto è visto come spicciolo pragmatismo, malandrinata, spazzatura.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;Ahimè, il primo della classe Giuliano Ferrara questo strappo, pur con tutti i libri che ha letto, la litote cancellata e il vissuto che ha alle spalle, non l'ha compiuto. Anzi, il non averlo compiuto lo ha tradotto in un valore, per cui ritiene suo diritto giudicare ogni altra esperienza secondo il cinismo e la malandrineria che quel giorno a Valle Giulia avrebbe dovuto calpestare, mai più coltivare, prigioniero ancora di una ontologia da cui il &amp;quot;provinciale&amp;quot; Pasolini lo provocava a liberarsi.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; 
&lt;div align=right&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;da www.media68.com&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-1&gt;febbraio 1998&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;font face=Verdana&gt;&lt;font size=-2&gt;[Vedi anche &lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/contributi_namir_rivista.htm#miointervento"&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;le mie riflessioni&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/a&gt; sulla famosa poesia pasoliniana, comunemente definito &amp;quot;il testo contro gli studenti&amp;quot;. A.M.]&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;
&lt;td valign=top&gt;
&lt;b&gt;&lt;font face="Times New Roman,Times"&gt;&lt;font color="#cc0000"&gt;&lt;font size=-1&gt;NELLA SEZIONE&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt; &lt;br&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;font face="Times New Roman,Times"&gt;&lt;font color="#cc0000"&gt;&lt;font size=-1&gt;IDEOLOGIA&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;br&gt;&lt;b&gt;&lt;font face="Times New Roman,Times"&gt;&lt;font color="#cc0000"&gt;&lt;font size=-1&gt;VEDI ANCHE&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;
&lt;table width=150 border=0&gt;
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&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/ideologia01.htm"&gt;&lt;img height=21 src="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/puntina_blu.gif" width=21 border=0&gt;&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;&lt;i&gt;Come sono diventato marxista?&lt;/i&gt;;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;La collaborazione al &amp;quot;Setaccio&amp;quot;;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;L'adesione al Partito comunista italiano&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font color="#fff4ff"&gt;&lt;font size=-2&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/ideologia02.htm"&gt;&lt;img height=21 src="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/puntina_blu.gif" width=21 border=0&gt;&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;1950. A Roma. Le prime opere letterarie,&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;le prime critiche politiche;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;    1956. Il XX Congresso&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;del Pcus&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font color="#ffeeff"&gt;&lt;font size=-2&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/ideologia03.htm"&gt;&lt;img height=21 src="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/puntina_blu.gif" width=21 border=0&gt;&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;Le polemiche continuano;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;1960. I morti&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;di Reggio Emilia; &lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;La collaborazione&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;con “Vie Nuove”;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;Le contestazioni&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;dell'estrema destra&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font color="#ffeeff"&gt;&lt;font size=-2&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/ideologia04.htm"&gt;&lt;img height=21 src="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/puntina_blu.gif" width=21 border=0&gt;&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;&lt;i&gt;Una forza del passato&lt;/i&gt;;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;i&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;L'idea di una nuova&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/i&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;&lt;i&gt;preistoria&lt;/i&gt;;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;&lt;i&gt;Discredito, denigrazione e diffamazione&lt;/i&gt;;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;1962. Dopo &lt;i&gt;Il Vangelo secondo Matteo&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;i&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font color="#ffeeff"&gt;&lt;font size=-2&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/i&gt; &lt;br&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/ideologia05.htm"&gt;&lt;img height=21 src="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/puntina_blu.gif" width=21 border=0&gt;&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;&lt;i&gt;Verrà qualcun altro a prendere la mia bandiera&lt;/i&gt;;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;i&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;I giovani di oggi non si rendono conto di quanto sia &lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/i&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;&lt;i&gt;repellente un piccolo-borghese&lt;/i&gt;;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;Collaborazione al “Caos”&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font color="#ffeeff"&gt;&lt;font size=-2&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/ideologia07.htm"&gt;&lt;img height=21 src="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/puntina_blu.gif" width=21 border=0&gt;&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;La polemica con Franco Fortini, &lt;i&gt;di Angela Molteni&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font color="#ffeeff"&gt;&lt;font size=-2&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/ideologia08.htm"&gt;&lt;img height=21 src="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/puntina_blu.gif" width=21 border=0&gt;&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;Il Friuli non è il Veneto; è Italia,&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;i&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;di Enzo Siciliano&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/i&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font color="#ffeeff"&gt;&lt;font size=-2&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/ideologia09.htm"&gt;&lt;img height=21 src="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/puntina_blu.gif" width=21 border=0&gt;&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;Ascolta&lt;/font&gt;&lt;/font&gt; &lt;br&gt;&lt;i&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font size=-2&gt;Per i Morti di Reggio Emilia&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt; &lt;font color="#f4f4ff"&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;

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&lt;td&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/ideologia.htm"&gt;&lt;img height=30 src="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/back.gif" width=30 border=0&gt;&lt;/a&gt;
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&lt;b&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica"&gt;&lt;font color="#cc0000"&gt;L'ideologia - Pasolini e il '68&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;
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&lt;div align=right&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/index00.html"&gt;&lt;img height=30 src="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/next.gif" width=30 border=0&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;

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&lt;b&gt;&lt;font face="Arial,Helvetica" color="#0000ff"&gt;&lt;a href="http://spaces.msn.com/mmm2005-11-01_10.54/index.html"&gt;&lt;u&gt;Vai alla pagina principale&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=9113081775514208842&amp;page=RSS%3a+Giuliano+Ferrara&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=gpilumeli1947italy.spaces.live.com&amp;amp;GT1=gpilumeli1947italy"&gt;</description><comments>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1633.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1633.entry</guid><pubDate>Tue, 06 Dec 2005 14:22:49 GMT</pubDate><slash:comments>0</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/blog/cns!7E782B97769C4A4A!1633/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1633.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2005-12-06T14:22:49Z</dcterms:modified></item><item><title>Sandro Bondi</title><link>http://gpilumeli1947italy.spaces.live.com/Blog/cns!7E782B97769C4A4A!1632.entry</link><description>&lt;div&gt;
&lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size=1&gt;A me &lt;strong&gt;Sandro Bondi&lt;/strong&gt; ha sempre ricordato un riuscitissimo incrocio fra un politico socialista della Prima Repubblica nel senso lombrosiano del termine (per via della pinguitudine e dell'occhietto vispo) e &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Superciuk&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; di &lt;em&gt;Alan Ford&lt;/em&gt; in astinenza alcolica.&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size=1&gt;Peccato che &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Boccuccia di Rosa Bondi&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; non fosse socialista, ma, come spero qualcuno sappia, un convinto comunista. Sandro Bondi sindaco di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Fivizzano&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; (ridente borghetto della Lunigiana) &lt;strong&gt;eletto nelle liste del PCI.&lt;/strong&gt; Poi avvenne l'incontro decisivo nella vita di Sandro Bondi. &lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size=1&gt;Lo scultore &lt;strong&gt;Cascella &lt;/strong&gt;che svernava nel ridente paesello, si fece accompagnare dal sindaco nella magione del suo ultimo committente, tal &lt;strong&gt;SILVIO BERLUSCONI&lt;/strong&gt;, che si stava facendo costruire il proprio &lt;strong&gt;modestissimo monumento funebre personale&lt;/strong&gt; ad Arcore. Da questa cruciale epifania, nel bel mezzo del parco di Villa San Martino avvenne la &lt;strong&gt;Redenzione. &lt;/strong&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size=1&gt;L'incontro fu suggellato da un prezioso cadeau, come racconta lo stesso Bondi: &amp;quot;&lt;font size=3&gt;&lt;font color="#0000ff" size=1&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Mi regalò un libro su Hitler. Con una dedica bellissima. &lt;font color="#6600cc"&gt;A Sandro Bondi, amante dell'utopia, dedico questo libro sull'utopia perversa&lt;/font&gt;&amp;quot;.&lt;/strong&gt; &lt;/em&gt;E' noto che Berlusconi i libri non li legge, ma evidentemente quelli sul nazionalsocialismo li manda a memoria.&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size=1&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Fu così che l'acqua santa di Arcore purificò il fuoco rosso che divorava il cuore e l'anima di Sandro Bondi.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size=1&gt;Da allora la vita di Sandro Bondi cambiò. Riposta la bandiera rossa in un profondo cassetto decise di dedicarsi al &lt;strong&gt;Bene&lt;/strong&gt;, contro quelle stesse &lt;strong&gt;Forze del Male&lt;/strong&gt; che troppo a lungo lo avevano posseduto. Dimentico dei vecchi compagni si trasferì ad Arcore per occupare la dependance accanto a quella lasciata libera vent'anni prima da &lt;strong&gt;Vittorio Mangano&lt;/strong&gt;, il celebre stalliere, &lt;em&gt;&lt;strong&gt;boss mafioso latitante&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; a tempo perso, reclutato da un rampante Berlusconi negli anni '70.&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size=1&gt;La vista del &lt;strong&gt;Mausoleo Berlusconi &lt;/strong&gt;della quale Sandro Bondi gode ogni mattina al proprio risveglio è stata tonificante a tal punto da permettere all'ex sindaco PCI di Fivizzano di divenire il portavoce ufficiale del premier. Conscio della sua nuova carica, Bondi, si limita a fare ciò per cui viene pagato, propagare ovunque sia possibile la voce del proprio padrone e salvatore, sfidando la continua censura dei suoi ex compagni di partito.&lt;/font&gt;
&lt;p&gt;&lt;font color="#0000ff" size=1&gt;Oggi Sandro Bondi è un politico moderno e credente. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Quando un esercito di sovversivi bolscevichi marciò compatto su Assisi nascondendo i Che Guevara dietro tazebao pacifisti lui non li attaccò. Il Figliol Prodigo Sandro si recò invece sulla tomba di San Francesco a pregare e meditare, cristianamente&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. D'altra parte come non cogliere le evidenti similutidini fra la p